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20/06/2010, 05:30

Berlusconi apre a Fini
"Rivediamo il testo"

Il Cavaliere e Gianfranco più vicini: "Basta non finire alle calende greche". Ancora un elogio per Bossi. Intercettazioni: possibili altre modifiche ma rispettando i tempi

Il premier Berlusconi e il presidente della Camera Fini Silvio Berlusconi apre a Fini. Il disegno di legge sulle intercettazioni si può rivedere, l'importante è approvarlo. E approvarlo presto. D'altro il presidente della Camera non chiede di stravolgere il testo ma semplicemente di inserire le modifiche che aveva proposto e che, a suo giudizio, sono sparite dal disegno di legge. Il premier e il presidente della Camera sembrano ora più vicini, la quasi intesa tra i due potrebbe pesare sul percorso parallelo della manovra. Dice il Cavaliere, in un messaggio ai Promotori della libertà, sulle intercettazioni: «Dobbiamo impedire che questa legge subisca la triste sorte che di solito tocca alle leggi che non piacciano alla sinistra e ai suoi pm politicizzati. Cambiamola, emendiamola, rivediamola, ma approviamola è nell'interesse di tutti, altro che casta».

 
Per il resto Berlusconi torna a ripetere concetti già espressi: «Nessuno sta mettendo in discussione l'utilità delle intercettazioni nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata e non è vero che si vuol tutelare una presunta casta come affermano, sapendo di mentire, la sinistra, la lobby dei magistrati politicizzati e i giornalisti di sinistra: il problema è semplice e grave, siamo tutti spiati». «In Italia - sottolinea ancora il premier - ci sono quasi 150mila telefoni sotto controllo, nell'ipotesi che ognuno degli intercettati parli con 50 persone arriviamo a 7milioni e mezzo di italiani intercettati, ma non è lontano dal vero chi ipotizza in 10 milioni gli intercettati ovvero un italiano su sei: un numero che non ha eguali al mondo».


Ecco perché bisogna approvare quel testo e non rinviarlo «alle calende greche». Allo steso tempo il premier insiste anche sulle riforme istituzionali per snellire l'assetto e conferma che la Lega è «un alleato leale e sicuro».

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Fabrizio dell'Orefice

20/06/2010

  • 20/06/2010 19:47 maurizio
    La fortuna e il successo di Silvio Berlusconi sono il prodotto non tanto delle sue scelte politiche e delle realizzazioni dei suoi governi - fin qui piuttosto mediocri e inconcludenti - ma di un'opera gigantesca e ormai quasi ventennale di propaganda e manipolazione dell'informazione, costruite grazie alla gestione spregiudicata dei canali televisivi di cui è proprietario o controllore politico. Circostanze che in nessun altro paese democratico sono possibili e neppure immaginabili, e che qua in Italia consentono al Cavaliere di mantenere alti livelli di fiducia e popolarità nonostante il fallimento delle politiche dell'esecutivo.
  • 20/06/2010 12:39 Luca ot
    Si ha la percezione, con il beneficio della soggettività d’opinione, che l’astro Berlusconi cominci a perdere forza gravitazionale sui satelliti più vicini che fino a poco ruotavano nelle orbite siderali senza neanche porsi domande circa la loro funzione, ma con un destino segnato, quello di essere inghiottiti col tempo dalla maggiore massa. I ghirigori dall’aspetto baroccheggiante e dalla sostanza ancora fiduciosa che il cav. accenna e reitera, svelano sofferenze d’attesa per gli eventi tanto anelati, ma ancora su percorsi troppo accidentati ed infidi: sa bene, con la cricca stretta alle corde, che il proseguo delle intercettazioni così come messe in atto, potrebbero rivelare scenari apocalittici per l’entourage e demolitivi di quel consenso quasi religioso di tanti sostenitori. Accelerare l’iter è la parola d’ordine, le lusinghe e le seduzioni di rito sono il corollario di una dinastia d’idee e progetti che cominciano ad apparire meno significativi per il Popolo e bersaglio per un’opposizione irredenta.
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