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05/05/2010, 11:59
Le celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia alla Stazione Marittima di Genova. Il Capo dello Stato accompagnato dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa: "No alla retorica ma reagire a tesi infondate".
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha dato il via ufficiale alle celebrazioni per i 150 anni dell'unità d'Italia con una corona di alloro alla stele di marmo che ricorda la partenza dei Mille da Genova Quarto. Il Presidente si è poi recato al monumento che ricorda l'impresa, dove pronunciano il discorso ufficiale il sindaco di Genova Marta Vincenzi e il ministro per i Beni culturali Sandro Bondi. Davanti a Quarto due barche a vela timonate da Francesco De Angelis e Mauro Pellaschier che, dopo il via dato con una campana da Napolitano, partiranno per Marsala ripercorrendo la rotta dei Mille. Poi il Capo dello Stato è arrivato nella platea della Portaerei Garibaldi, accompagnato dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, dal Capo di stato maggiore della Difesa, dal consigliere militare e dal Capo di stato maggiore della marina.
LA CERIMONIA - "I festeggiamenti per l'Unità d'Italia non sono tempo perso e denaro sprecato, ma fanno tutt'uno con l'impegno a lavorare per la soluzione dei problemi oggi aperti davanti a noi. Non è retorica reagire a tesi storicamente infondate come quelle tendenti ad avvalorare ipotesi di unificazione solo parziale dell'Italia, bisogna recuperare la fierezza e l'orgoglio nazionale, ci è necessaria questa più matura consapevolezza storica comune". Il Presidente della Repubblica apre le celebrazioni per la ricorrenza.
IL DISCORSO DEL CAPO DELLO STATO - Napolitano sembra rispondere, nel suo discorso, ai tutti i dubbi di chi ha manifestato minori o maggiori scetticismi nei confronti delle rievocazioni dell'unità d'Italia. "Si indulge forse alla retorica rievocando questi e altri aspetti e momenti dell'epopea dei Mille?", si chiede il presidente. E subito fa chiarezza. "Bisogna intendersi perchè retorica è una rappresentazione acritica del processo unitario e non è questa la strada che stiamo seguendo, governo, istituzioni regionali e locali, mondo della cultura. Anzi - sottolinea il presidente - è giusto ricordare i vizi d'origine e gli alti e bassi di quella costruzione, mettere a fuoco le incompiutezze dell'unificazione italiana e innanzitutto la più grave tra esse che resta quella del mancato superamento del divario tra nord e Sud. E' giusto anche riportare in luce filoni di pensiero e progetti che restarono sacrificati nella dialettica del processo unitario e nella configurazione del nuovo Stato". Ma detto questo Napolitano dice chiaramente che "non è retorica reagire a tesi storicamente infondate come quelle di chi vorrebbe un'unificazione dell'Italia a metà. Tanto meno è retorica - sottolinea il presidente - recuperare motivi di fierezza e di orgoglio nazionale: ne abbiamo bisogno, ci è necessaria questa più matura consapevolezza storica comune, anche per affrontare con la necessaria fiducia le sfide che attendono e già mettono alla prova il nostro Paese, per tenere con dignità il nostro posto in un mondo che è cambiato e che cambia. Ne hanno bisogno anche i ragazzi che portano la nostra bandiera rischiando la vita, in impervi teatri di crisi".
05/05/2010