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24/03/2010, 05:30
Il presidente della Camera rilancia la cittadinanza breve per i bambini stranieri. Contraria la Bertolini: "Su questo tema non bisogna prendere scorciatoie".
Un vero e proprio cavallo di battaglia. Un tormentone per il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ormai, ad ogni occasione possibile, torna a chiedere che si arrivi in fretta a concedere la cittadinanza ai bambini figli di immigrati. Un chiodo fisso per il numero uno di Montecitorio che, intervenendo a Milano alla presentazione del Rapporto sulla famiglia, giustifica così la sua battaglia: «Se non fosse per le coppie degli immigrati il tasso di natalità del nostro Paese sarebbe da allarme rosso. Per fortuna che, nel dibattito politico, si sta avviando una discussione sul ruolo degli immigrati che spesso con il loro lavoro pagano le nostre pensioni». È proprio qui, secondo Fini, che la politica deve saper intervenire «perché il ragionamento non può fermarsi a metà».
Se gli immigrati sono utili - continua Fini – allora devono avere anche qualche diritto in più come, per esempio, la cittadinanza. Si può discutere sui sette, i dieci o i dodici anni prima di poterla ottenere ma non lo si può fare per i bambini. Per loro è necessario pensare ad un percorso breve». Fini aggiunge così un altro tassello ad una campagna iniziata pochi mesi dopo essersi insediato alla Camera. Era il 19 dicembre 2008 e le parole erano le stesse: «Una vera integrazione può essere favorita da una nuova legge che favorisca il coinvolgimento di quei bambini che già studiano nelle nostre scuole». Sei mesi dopo, ed è il 25 maggio 2009, Fini tornava alla ribalta: «Ho proposto di cambiare la mia legge (la Bossi-Fini, ndr) affinché i figli di immigrati nati in Italia e che frequentano le scuole abbiano la cittadinanza».
Fino ad arrivare a venti giorni fa, al 1 marzo quando disse: «Bisogna ragionare sulla cittadinanza per chi nasce e chi viene qui da piccolissimo è un elementare esercizio di civiltà». Così, facendo sentire «orgogliosamente italiani» i ragazzi degli immigrati, si ovvierebbe al rischio che «possano raccogliere le prediche di qualche cattivo maestro». Affermazioni che hanno, come ogni volta, scatenato le reazioni della politica. Gli ex An accolgono positivamente l'iniziativa con Fabio Granata, deputato del Pdl finiano doc, che sostiene: «L'Italia che immaginiamo nei prossimi anni è terra accogliente e generosa, aperta alle nuove culture ed all'altezza della sua straordinaria storia». Applausi arrivano anche dalla sinistra dove il Democratico Enrico Farinone, vicepresidente della Commissione Affari Europei, che poi si è chiesto «come Fini possa rimanere alleato della Lega, che su questi temi la pensa esattamente all'opposto».
Ma il plauso bipartisan fallisce con Isabella Bertolini, membro della direzione nazionale del Pdl e relatore della legge sulla cittadinanza, che si è dichiarata contraria all'ipotesi prospettata da Fini perché «la cittadinanza non è un regalo che precede l'integrazione, ma il suggello della stessa».
Alessandro Bertasi
24/03/2010