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11/03/2010, 13:10
"Esclusi nel Lazio per colpa dei magistrati e dei radicali". Il premier farà una campagna elettorale all'attacco. Il 20 marzo manifestazione del Pdl a Roma a San Giovanni. Fini non andrà.
Una vera e propria arringa di difesa e di attacco allo stesso tempo. Con tanto di appunti, orari, ricostruzioni, accuse e testimoni. Per una volta Berlusconi, invece di andare a braccio, legge. Lo fa per non sbagliare, "per essere il più preciso possibile". E soprattutto perché, dopo tanto caos e tante polemiche, ora bisogna pensare al voto.
Occorre combattere, anche nel Lazio, dove per ora la lista provinciale del Pdl, continua a non essere in corsa. Occorre spiegare a tutti come sono andate davvero le cose, e recuperare la fiducia degli elettori del centrodestra. Per fare questo, il premier chiede l'intervento di tutto il Pdl e sceglie la linea di difesa migliore, vale a dire l'attacco. Assolve pubblicamente gli uomini del partito, scarica la colpa di quanto successo nel Lazio e in Lombardia a magistrati e radicali. Critica duramente una sinistra che vorrebbe vincere da sola «come in Unione Sovietica».
Conferma una grande manifestazione di piazza a Roma a sostegno delle buone ragioni del centrodestra e per presentare, insieme a tutti i candidati governatori, il programma elettorale. Per l'arringa difensiva Berlusconi fa convocare una conferenza stampa in via dell'Umiltà all'ora di pranzo. Un'occasione per la quale ha studiato ben bene sin da dalle prime ore della mattina, facendosi preparare una serie di appunti dai dirigenti locali del Pdl, ricostruendo per filo e per segno le tappe della vicenda liste. Con lui a Palazzo Grazioli il portavoce Paolo Bonaiuti, alcuni dei suoi più stretti collaboratori come Sestino Giacomoni, pochi dirigenti del Pdl. Il Cavaliere ha letto e riletto più volte quelle carte, «dobbiamo spiegare bene la verità». Pena, il danno d'immagine e la perdita di consensi che il Pdl ha subito in queste settimane. Di cui è consapevole, pur restando ottimista. «È stato impedito ai delegati del Pdl di presentare le liste», comincia a dire, puntando l'indice contro i giudici. Parla di «errori marchiani» nell'applicazione della legge da parte dei magistrati dell'Ufficio preposto ad accogliere le liste.
L'altro bersaglio sono i radicali che, a suo dire, hanno inscenato una «gazzarra» per impedire «violentemente» la presentazione delle liste del suo partito. Segue una lunghissima "requisitoria" (ben 9 cartelle) in cui ripercorre minuto per minuto quanto avvenuto. Nel farlo non esita a fare nomi e cognomi: accusa il «presidente Durante» e la «dottoressa Argento» dell'ufficio del Tribunale. Critica anche il Tar che ha bocciato il ricorso presentato dal suo partito con «rilievi privi di pregio». Insomma, basta «carte bollate» (anche se i ricorsi vanno avanti, ieri quelli al Consiglio di Stato, e alla Corte d'Appello): il confronto sarà politico. «I cittadini sono stanchi delle polemiche: lasciamo ai legali i ricorsi, noi presentiamo i nostri programmi con i nostri candidati e raddoppieremo gli sforzi per far vincere Renata Polverini», dice confermando di non aver mai pensato ad un rinvio del voto. La candidata del centrodestra nel Lazio è seduta in prima fila, fiera e contenta delle parole del premier. Accanto a lei ci sono i coordinatori del Pdl La Russa e Verdini, ci sono anche i capigruppo di Camera (Cicchitto) e Senato (Gasparri). Il capo del governo è un fiume in piena.
Parla a raffica per quasi un'ora, risponde a tutte le domande dei giornalisti, e replica a bacchetta anche ad un contestatore, entrato nella sala di via dell'Umiltà camuffandosi da giornalista. Difende il decreto interpretativo varato dal governo per risolvere il caos liste, ribadendo la sua «assoluta costituzionalità», annunciando una conferenza stampa per dimostrare il suo «buon senso» e rivelando che Gianni Letta avvisò il leader del Pd Pier Luigi Bersani del dl. Conferma anche la grande manifestazione di Roma a fine marzo, precisando che non sarà solo «in difesa del diritto di voto», ma anche per la firma da parte dei candidati governatori di un patto per l'attuazione delle norme decise dal governo, a cominciare dal "piano casa".
La kermesse, su cui si sta lavorando in queste ore, si svolgerà in piazza San Giovanni il 20 marzo, dalle ore 15.30. Alle 18 il momento clou, con Berlusconi e i 13 candidati governatore tutti insieme sul palco. Infine, ad una domanda sull'annunciata assenza di Gianfranco Fini, il Cavaliere segue gli inviti alla prudenza di uno dei suoi consiglieri. E lui replica: «È o no il presidente della Camera, la terza carica dello Stato? Quindi...». In piazza anche gli uomini della Lega, capitanati da Umberto Bossi.
Giancarla Rondinelli
11/03/2010