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10/03/2010, 05:30

Fini-Alemanno, il grande gelo

Gianfranco teme l'assalto di Silvio e ha paura di arrivare a una rottura con lui. Per colpa degli errori fatti a Roma.

Gianfranco Fini Giusto una settimana fa Gianni Alemanno e Renata Polverini uscivano dall'ufficio di Gianfranco Fini alla Camera. Ed entrava invece Roberto Menia, sottosegretario all'Ambiente. Che con la sua cadenza triestina chiedeva lumi: «Gianfranco, che cosa è successo?». Fini, piuttosto stizzito, ha replicato secco: «E lo chiedi a me? Domandalo ai responsabili. Uno era proprio qui poco fa».

E così, anche Menia che aveva notevoli dubbi, s'è arreso: tra Fini e Alemanno è davvero sceso il grande gelo. Certo, i rapporti tra i due restano cordiali, formali. Ma tesi, fortemente tesi. Eppure Gianfry e Gianni erano riusciti a non pestarsi i piedi. Un anno fa, proprio al congresso che chiudeva i battenti su Alleanza nazionale, l'ex leader aveva annunciato il rompete le righe, ognuno per la sua strada e niente corrente di destra dentro il Pdl. Il sindaco di Roma s'era invece presentato come l'alternativa, come nuovo punto di riferimento. Inevitabili le frizioni tra i due che hanno visioni opposte soprattutto sui temi etici. Il culmine del contrasto fu in una direzione nazionale di via della Scrofa subito dopo il referendum sulla fecondazione assistita in cui il leader provò a zittire l'allora ministro e quello gli rispose per le rime: «Ora sto parlando e non mi interrompere».

Unico caso nella storia recente della destra. L'estate scorsa l'intesa. Alemanno ha attrezzato la sua fondazione, Nuova Italia, che ha ripreso le attività facendo da contraltare a Farefuturo. La vicenda delle liste ha fatto saltare tutto. Fini da giorni non parla con Berlusconi. Ma Berlusconi parla con uomini di Fini che poi gli riferiscono. Per esempio ieri mattina Ignazio La Russa ha viaggiato in aereo con il premier tornando a Roma e i rispettivi cortei di auto si sono diretti assieme verso il centro rischiando d'investire un ciclista, guarda caso, proprio davanti al Campidoglio. Quello che è arrivato, da più fonti, alle orecchie del presidente della Camera è un Berlusconi insoddisfatto, che ce l'ha con quelli di An per questa storia delle liste e tutto sommato anche con Fini. E che dunque prepara qualcosa tipo predellino due o similaria. Dopo le elezioni, ovviamente.

Gianfranco è preoccupato, vede la situazione molto fluida che scorre rapidamente e con continue evoluzioni. Teme una situazione irreparabile che prelude a una rottura. Dal suo punto di vista gran parte dei suoi guai dipendono oggi proprio dall'uomo del Campidoglio. Il pasticcio delle liste, intanto, anche perché la versione che circola con maggiore insistenza è che una delle cause del ritardo di Milioni quel sabato in tribunale sia dovuto al fatto che un candidato vicino al sindaco dovesse scalare posizioni nell'elenco: versione che ovviamente nessuno conferma. Anche se fonti vicine ad Alemanno affermano che il cambio era stato deciso in precedenza e autorizzato da Berlusconi in persona.

Poi c'è la questione Di Girolamo, il senatore arrestato per riciclaggio e finito nelle liste del Pdl in quota An. Gennaro Mokbel e Stefano Andrini furono i suoi sponsor; il secondo è stato poi nominato al vertice di Ama servizi e lì voluto da Alemanno. Ora Barbara Contini, responsabile delle liste per Forza Italia, parla di un avallo sul nome del senatore contestato anche da parte di Fini. In realtà la partita è più complessa e vide, nel 2006, gli uomini di destra sociale assaltare e conquistare il settore estero di An facendo fuori Mirko Tremaglia. Quello è passato. Ora si guarda avanti. Marcello De Angelis, un passato da direttore di Area, la rivista di destra sociale, e un presente di finiano doc, riassume così, stravaccato su in divanetto del Transatlantico: «Pensare che Berlusconi voglia perdere nel Lazio per fare un dispetto a Fini è come credere alla teoria del marito». E cioé quale? «Come quale? Quella del marito che per fare un dispetto alla moglie si taglia il pene. Chiaro?». Chiarissimo. E Alemanno? «Nel Lazio se vince la Polverini il sindaco si rafforza e la sua giunta non la schioda più nessuno. Se vince la Bonino, inizia la sua parabola discendente e non so neanche dire se si ricandida nel 2013».

Calmo, calmissimo invece Andrea Augello, co-autore della vittoria di Alemanno due anni fa, oggi coordinatore del comitato Polverini e fresco sottosegretario per volere di Fini a cui di recente s'era avvicinato: «Ora pensiamo al voto. Sicuramente la classe dirigente romana ne uscirà provata. Però voglio dire una cosa. Renata e la Bonino son pari e mancano tre settimane. Gli elettori possono andare di qua come di là. Tra Gianni e Rutelli i sondaggi erano molto peggiori, e abbiamo vinto. Lo sappiamo che è dura ma è sicuro che il Pdl a Roma venderà cara la pelle. La battaglia è più difficile e questo secondo me ci esalterà».

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Fabrizio dell'Orefice

10/03/2010

  • 12/03/2010 20:44 emilia
    tutti pensiamo che il PDL a Roma venderà cara la pelle.... peccato dopo tante battaglie per abbattere la sinistra perdere quota per tutto quello che è accaduto.....la posizione di Fini non aiuta certo il PDL e molta gente non andrà a votare ma ci andranno quei sprovveduti stranieri che credono nel miracolo della sinistra! In molti si propongono anche a Roma di votale la Lega?????? Vedremo e speriaqmo bene per il nostro avvenire.
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