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Notizie - Politica

il commento

Un intrigo che va risolto prima possibile

Cosa sapesse o avesse davvero, Brenda, ieri, dei nomi?, un video? Alzi la mano chi ieri, appena udita la notizia che il trans on cui l'ex presidente della Regione Lazio diceva di aver passato un paio di avventure di carne, non ha pensato: l'hanno fatto fuori perché sapeva...

Il transessuale Brenda trovato morto nel suo monolocale Brenda non è come la Misery di Stephen King: deve morire. A guardarla così, la storiaccia di scantinati e violenze, spacciatori e bande di romeni, minacce e squallore umano, battone e battuti, a guardarla così sembra il copione di un b-movie anni Settanta, un poliziottesco nemmeno di gran fantasia. Eppure il corpo fuligginoso della seconda vittima della vicenda, torbida fino all'inverosimile, che s'è avvoltolata attorno alle debolezze di Piero Marrazzo, il corpo di Brenda mostrificato dalla chirurgia plastica, è già entrato nella poco nobile galleria dei cadaveri succulenti per l'appetito dei dietrologi.

Alzi la mano chi ieri, appena udita la notizia che il trans on cui l'ex presidente della Regione Lazio diceva di aver passato un paio di avventure di carne, non ha pensato: l'hanno fatto fuori perché sapeva, come avevano già tolto di mezzo tramite overdose Rino Cafasso, il pusher dei trans e forse di qualcun altro ben posizionato nella Roma che conta. Cosa sapesse o avesse davvero, Brenda, ieri, dei nomi?, un video?, era materia secondaria. Contava il fatto che, per l'ennesima volta nella storia italiana, abbiamo sotto gli occhi e nelle narici la figura e l'odore di un cadavere intorno al quale si può confezionare una girandola di congetture che partono dalla droga dei Casalesi (tutto viene da lì, da un'intercettazione casuale) e arrivano sino a fantomatiche liste di clienti di questi omoni brasiliani mezze donne mezzi maschi, liste che inquietano i palazzi del potere romano, i circoli della gente per bene, le storie ordinarie di vizietti malandrini.

Quanti sono, nell'Italia del dopoguerra, i morti ammazzati perché avrebbero potuto rivelare verità imbarazzanti? Abbastanza per nutrire generazioni di dietrologi e giallisti, nella nazione dove sono pane di narrazione quotidiana film come Il muro di gomma o Romanzo criminale, con i loro grandi vecchi, i burattinai, i manovratori di vicende oscure. Il caso di Wilma Montesi, perché no, compresi gli imbarazzanti tentativi di depistaggio di un incidente che sarebbe giunto a lambire postazioni di governo. Quello di Mino Pecorelli, forse ancora meglio, assassinio a pistolettate che è costato a Andreotti qualche anno di vita politica. Quello, freschissimo di memoria, di Emanuela Orlandi, dove convergono in un saporito minestrone dietrologico il Vaticano, la banda della Magliana.

Qui, nel caso di Brenda, lo scandalo Ior, il caso Calvi, persino l'attentato a Giovanni Paolo II. Per tacere di stragi, agguati, attentati, informatori spariti, ufficiali dei servizi segreti impiccati. Ma torniamo a Brenda, a questo imponente trans che nemmeno dieci giorni fa confessava ai giornalisti di avere paura di morire, infilata in un casino troppo grande per lei, fino a quel momento occupata solo a battere, a tirar su denaro e a tirar su di coca con le compagne di strada. Vita spesa in quella mezza terra di nessuno, via Gradoli, dove l'ironia della storia ci ha nuovamente accompagnato a trent'anni dal caso Moro.

A quell'epoca gocciolavano di umido le pareti della doccia, nel caso Brenda l'acqua serve per immergervi un computer. E quel computer a bagnomaria nel lavandino è già il primo, gigantesco rovello degli investigatori. Può essere un segnale, un depistaggio, una semplice sbadataggine della squadraccia romena che ha ucciso Brenda. E poi le due valigie pronte, ma per cosa? Per partire, scappare, o perché l'avevano sfrattata, la Brenda. E il liquido infiammabile che, prima delle smentite degli inquirenti, avrebbe scatenato l'incendio nel tugurio dove Brenda viveva, Brenda vedeva la televisione, Brenda è morta asfissiata. Uccisa, omicidio volontario. Osservando il set di questo ennesimo possibile mistero italiano, quasi confezionato per far sì che dietrologie e fumi di complotti divengano banali evidenze, viene solo voglia di pregare polizia e magistratura di far presto.

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Angelo Mellone

21/11/2009

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