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L'editoriale

Le bugie di Santoro sulla mafia

Solo menzogne nella puntata del programma di Michele Santoro su mafia e politica. Pentiti: le "trattative" sono la normale procedura investigativa.

Michele Santoro «Verità nascoste»: questo è il titolo della trasmissione "Anno Zero" di Michele Santoro di giovedì sera. E mai titolo fu più appropriato. Ecco alcune delle verità che Santoro e i suoi compari hanno nascosto agli ospiti in sala e ai telespettatori. Prima verità. Secondo il testimone d’eccezione della trasmissione di Santoro, Massimo Ciancimino, il figlio di Vito, l’ex sindaco di Palermo condannato per mafia e morto nel 2002, nel periodo delle stragi di Capaci e Via D’Amelio, dove furono assassinati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ci sarebbero state non una, ma due "trattative" segrete ed eversive tra lo Stato e la mafia: la prima "trattativa" sarebbe cominciata nel mese di giugno del 1992, dopo la strage di Capaci e prima della strage di via D’Amelio, e avrebbe avuto come mediatore tra la mafia e lo Stato, rappresentato dall’allora colonnello dei carabinieri Mario Mori e dal capitano Giuseppe De Donno, lo stesso Vito Ciancimino, e si sarebbe interrotta nel dicembre del ’92, quando Ciancimino fu arrestato. La seconda "trattativa", ancora più segreta ed eversiva, sarebbe passata, dopo l’arresto di Ciancimino, nelle mani dell’attuale senatore Marcello Dell’Utri, al quale la mafia avrebbe consegnato il "papello", cioè la lista delle richieste avanzate per fare cessare le stragi. La verità è che le trattative tra lo Stato e la mafia durano da quando esistono lo Stato e la mafia. Da quando è stata varata la legge sui "pentiti" sono state ufficializzate e legalizzate.

Queste «trattative» su cui si mena tanto scandalo sono la normale procedura investigativa nella lotta alla mafia (e i più accaniti sostenitori della legislazione sui «pentiti» hanno sempre sostenuto che senza queste «trattative» è impossibile combattere la mafia, e sono proprio loro che strillano più forte denunciando la «trattativa» dei carabinieri con Ciancimino). In occasione delle stragi di Capaci e di via D'Amelio, avvicinando i Ciancimino, prima il figlio e poi il padre, il colonnello Mori e il capitano De Donno non fecero altro che ciò che la legge li autorizzava e li sollecitava a fare e cercarono di convincere Vito Ciancimino ad aiutarli a catturare Totò Riina, il capo di Cosa Nostra.

E c'erano quasi riusciti, senza bisogno di trattare alcun «papello» (come avrebbero potuto trattare «condizioni» con Riina mentre brigavano per catturarlo?), quando Ciancimino venne inopinatamente arrestato e cessò di collaborare. Della trattativa in corso fu informato chi di dovere e tra questi Liliana Ferraro, direttore degli Affari penali del Ministero della Giustizia e già collaboratrice di Giovanni Falcone, e atttraverso di lei, lo stesso ministro, che all'epoca era il socialista Claudio Martelli. Quando la trattativa con Ciancimino si interruppe, verso la fine di dicembre del 1992, non ci fu bisogno di un'altra trattativa perché appena due settimane dopo il colonnello Mori e il capitano Sergio Di Caprio, il famoso «Capitano Ultimo», catturarono Totò Riina: e lo catturarono,con l'ausilio del capitano Antonino Lombardo, nel più tradizionale e classico dei sistemi, col pedinamento dei boss che tenevano i contatti tra Riina e la rete di Cosa Nostra.

Che la storia di una seconda trattativa con lo Stato iniziata nel dicembre del 1992 tramite Marcello Dell'Utri sia una bufala basta a dimostrarlo, a parte la ormai avvenuta cattura di Riina, la data stessa: nel dicembre del 1992 Dell'Utri era a Milano a dirigere Publitalia, la società che raccoglieva la pubblicità per Silvio Berlusconi, e né lui né Berlusconi avevano niente a che fare con la politica e lo «Stato», né avevano alcuna intenzione di averci a che fare per il futuro(ancora un anno dopo, e per tutto il 1993, Berlusconi, preoccupato per la crisi della prima Repubblica e per la prospettiva della conquista del potere da parte dei comunisti, cercava di convincere Benigno Zaccagnini e Mario Segni a organizzare un'alleanza politica ed elettorale, a cui avrebbe offerto l'appoggio delle sue televisioni). Ve l'immaginate Totò Riina che, tra una strage e l'altra, scrive il «papello» per chiedere al direttore di Publitalia di impegnarsi per la revisione dei processi di mafia e l'abolizione del carcere duro per i mafiosi? E Dell'Utri che lo rassicura perché nel dicembre del 1992, con due anni d'anticipo, sa già che Berlusconi scenderà in politica, vincerà le elezioni del '94, sarà nominato capo del primo governo della seconda Repubblica e la prima cosa che farà sarà di promuovere per legge la revisione dei processi, la scarcerazione dei boss e l'abolizione del carcere duro?

Seconda verità. Sempre secondo le «rivelazioni» di Annozero, Paolo Borsellino sarebbe stato informato della trattativa in corso tra Mori e De Donno e Ciancimino e vi si sarebbe opposto, e per questa ragione sarebbe stato assassinato: questa, come ha detto Santoro, è la «notiziona» della trasmissione di giovedì sera. Borsellino è stato ucciso per responsabilità dei carabinieri Mori e De Donno e su mandato di chi stava trattando con la mafia, cioè Dell'Utri, che già preparava Forza Italia per Berlusconi. La verità nascosta da Annozero è che Borsellino, come Falcone, di pochi altri si fidava come di Mori e di De Donno, soprattutto dopo l'assassinio di Falcone. E, benché non fosse direttamente incaricato delle indagini (la competenza per la strage di Capaci era della procura di Caltanisseta) cercava disperatamente di capire come e perché il suo collega ed amico era stato assassinato e a questo scopo si riuniva segretamente proprio con Mori e De Donno nella caserma dei carabinieri, il più lontano possibile dal Palazzo di giustizia di Palermo.

Se fosse vero che Borsellino fosse stato informato della trattativa segreta e abusiva ed eversiva di Mori e di De Donno, vorrebbe dire che Paolo Borsellino era loro complice e tramava con loro mentre trattavano con la mafia: un'accusa ancora più grave di quella che viene fatta a Borsellino, quando si sostiene, agitando per l'aria le agendine rosse, che Borsellino avrebbe avuto dal «pentito» Gaspare Mutolo clamorose rivelazioni circa i nomi di magistrati e poliziotti complici della mafia e non avrebbe verbalizzato le rivelazioni del «pentito». E, in definitiva, sarebbe stato il mandante dell'assassinio di sé stesso. Terza verità (sembra una sciocchezza rispetto alle altre, ma vale per rendere un'idea delle «verità rivelate» da Santoro e compagni). Per sottolineare drammaticamente la «verità» di un Borsellino sconvolto per l'incontro che avrebbe avuto con Mancino neo ministro dell'Interno che lo aveva costretto a interrompere l'interrogatorio di Mutolo e per le persone che avrebbe incontrato nel suo ufficio (persino Bruno Contrada, proprio il poliziotto denunciato un'ora prima da Mutolo come connivente con la mafia), lo stesso Mutolo ha raccontato, e Travaglio e compagni lo ripetono da anni, che Borsellino, quando è tornato a riprendere l'interrogatorio, era talmente nervoso che «accendeva e fumava due sigarette contemporaneamente».

La verità, come sanno tutti coloro che nel tempo hanno frequentato Borsellino e come ha testimoniato per l'occasione anche il procuratore Aliquò, presente all'interroratorio di Mutolo, è che Borsellino era un fumatore incallito e ininterrotto, che usava accendere la seconda sigaretta con il mozzicone ancora acceso della sigaretta precedente. Che quel giorno fosse talmente sconvolto da fumare due sigarette contemporaneamente è falso, come è falsa la trattativa segreta ed eversiva di Mori e di De Donno, come è falso la seconda trattativa condotta da Dell'Utri, come è falso che Borsellino abbia saputo della doppia trattativa (al massimo, ha saputo, e lo poteva anche aver saputo direttamente da De Donno, dei «normali» contatti e tentativi investigativi dei carabinieri) ed è falso che sia stato ucciso per questa ragione. È vero invece che per diffondere queste falsità e questi veleni Santoro e Travaglio e i loro compagni di merende (e purtroppo non solo loro) devono nascondere la verità.

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Lino Jannuzzi

10/10/2009

  • 11/10/2009 12:38 linda
    Le parole di Salvatore Borsellino allora???????? Ad Annozero c'è stata informazione, ognuno ragiona con la propria testa. Io rispetto chi come l'altra sera ha esposto dei fatti e testimonianze e non chi invece di ragionare preferisce mettersi da una parte e alzare uno scudo per non sentire e far rimbalzare indietro la verità. Io non ci sto.
  • 11/10/2009 07:25 Decima Mas
    Trasmissione faziosa,odiosa,tendenziosa e sfacciatamente di parte! Ma perchè questa gentaglia, non apre una sua televisone,magari la chiamano Tele Kabul,così possono dargli giù a briglia sciolta,contro i loro "nemici",senza di fatto,occupare un canale di una Tv pubblica,pagata anche da chi non la pensa come loro? Bah....
  • 10/10/2009 21:53 Francesco T
    Come che la seconda trattativa sia una bufala soltanto perchè Riina è andato in galera.Perchè? qualcuno ha detto che l'ultima presunta trattativa la ha fatta Riina? Bè, per esempio, esiste anche PROVENZANO (con il quale Ciancimino era in ottimi rapporti ed è infatti l'ipotesi più accreditata). Ma vi rendete conto di come questo articolo sta cercando di mistificare i fatti alla gente? Alla gente che naturalmente non andrà a verificare quello che è scritto. Vi ha chiamato Scajola??
  • 10/10/2009 20:17 il poeta
    tra un sentore di santoro,un abbaglio di travaglio,una balla di ballarò la tv c'imbroglia tutti che più proprio non si può
  • 10/10/2009 18:22 ciro
    avete sentito cosa ha dichiarato il capitano Ultimo che le trasmissioni alla sant'Oro sono i migliori alleati della mafia continuano a gettare fango sulla gente stile raggio verde quando x le accuse infondate di Orlando il maresciallo lombardo si uccise e il sant'Oro non permise al comandante generale dell'Arma di difenderlo in diretta negando la telefonata diquest'ultimo
  • 10/10/2009 16:03 la feina
    a volte ritornano:bufale simili le aveva già raccontate a "il raggio verde",o come si chiamava allora,guarda caso,nella fase finale della campagna elettorale 2001,poi fu tutto accantonato,evidentemente non aveva sortito l'effetto sperato,ora ci riprova,non siamo in campagna elettorale ma il clima è di fuoco lo stesso,ma avrà lo stesso risultato
  • 10/10/2009 15:17 Gianni
    Strano, però, che i compagni di merenda come Ruotolo vengano pedinati e minacciati...molto strano.
  • 10/10/2009 15:01 Giuliano
    esattamente coma ha detto Mario nel commento precedente... ma io mi domando perchè tanta acredine nei confronti di Santoro che ha solo presentato delle testimonianze? e che testimonianze, tutte persone al centro dei fatti (vedi Martelli). Ci sono due inchieste aperte, vorrà dire qualcosa o no?
  • 10/10/2009 13:59 Pietro
    I collaboratori di Borsellino hanno riportato un fatto interessante: lui in lacrime che esclamava "sono stato tradito da un amico", quindi anche ammettendo l'amicizia e la fiducia del giudice nei confronti di Mori e DeDonno non ne consegue la presunta complicità di Borsellino nell'eventualità che i due siano colpevoli.
  • 10/10/2009 13:18 francesco
    Ben diversa una trattativa Stato\mafia, non si può farla passare come lecita e di routine. Non si parla di pentiti. Anche ammettendo che Riina sia stato catturato grazie ad investigazioni, si omette di ricordare che l'abitazione non fù perquisita, un comune cittadino l'avrebbe trovato doveroso. O gli investigatori sono degli incapaci o un accordo c'è stato. Durante la trasmissione si è detto con chiarezza che la mafia era alla ricerca di un nuovo referente politoco visto tangentopoli. Un progetto come Forza Italia è plausibile che non si metta in piedi in pochi mesi. Non mi pare che ad Anno Zero si sia detto che Borsellino è stato ucciso per responsabilità di Mori e De Donno e su mandato di chi stava trattando con la mafia. Le mancate perquisizioni, i mancati sequestri di documenti e la scomparsa di altri, le visite di Provenzano a casa di Ciancimino,inducono a ritenere che la verità non sia quella descritta da Jannuzzi e che Anno Zero qualche punto di riflessione l'abbia sollevato.
  • 10/10/2009 12:59 VITO
    sono d'accordo con il precedente commento: a me sembra che la ricostruzione fatta nell'articolo sia solo un altro punto di vista meritevole anch'esso di verifica e che quindi le diverse teorie debbano essere messe a confronto senza faziosamente parlare di bugie o di manipolazioni e mistificazioni, sempre se si vuole veramente che la verità trionfi. Ma dubito che questo si possa realizzare per la ragione che ormai l'Italia politica è diventata coro da stadio con il tifo di parte e malafede diffusa.
  • 10/10/2009 12:14 mario
    In pratica hai confermato tutto quello che è stato detto in trasmissione, inoltre niente di tutto questo è stato detto da Santoro, ma dai testimoni, quindi non capisco perchè si vuole spacciare Santoro per un bugiardo quando lui non ha detto niente, prendetevela con chi ha detto quelle cose.
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