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L'avvocato difensore del premier

"Ora la Consulta è in difficoltà con il presidente della Repubblica"

L'intervista, Pecorella: "La legge era coerente con i rilievi del 2004. I processi si avviano tutti verso l'assoluzione".

Gaetano Pecorella La decisione della Consulta sul lodo Alfano mette in difficoltà la Corte Costituzionale nei confronti del Presidente della Repubblica. Lo dice Gaetano Pecorella, avvocato di Silvio Berlusconi e deputato Pdl.

Onorevole Pecorella, con l'atto di ieri la Corte Costituzionale ha contraddetto se stessa?

«Mi pare evidente. Nel 2004 la Consulta, sul cosiddetto Lodo Schifani, normativa che prevedeva il meccanismo di sospensione dei processi, aveva stabilito che non si trattava di una deroga a dover processare ma semplicemente di un differimento nel tempo giustificato dalla necessità di governare da parte del Presidente del Consiglio. Allora la Consulta aveva escluso la necessità di una legge costituzionale. Oggi afferma esattamente il contrario chiedendo di legiferare con una legge costituzionale. È abbastanza evidente che i giudici hanno cambiato totalmente impostazione. In passato, la Corte aveva lasciato la porta aperta per formulare una legge più aderente alla Costituzione, ma sempre con una legge ordinaria. Oggi, invece la Corte ha sbarrato la strada a questa ipotesi chiedendo l'approvazione di una legge costituzionale».

Nella sentenza sul lodo Schifani vi erano riferimenti al principio di uguaglianza di fronte alla legge stabilito dall'articolo 3 della Costituzione?

«In quella sentenza vi era un riferimento all'articolo 3 della Costituzione in relazione, però, alla posizione degli altri ministri che compongono il governo. La sentenza aveva stabilito una disparità tra Presidente del Consiglio e i ministri. Se la Corte avesse ripetuto questo principio, il Parlamento avrebbe avuto la strada aperta per correggere questo punto ed estendere la sospensione dei processi a tutto il governo. La Corte ha preferito seguire la strada che non consentirà di sospendere i processi nemmeno per il Presidente del Consiglio».

Avevate sostenuto che il Presidente del Consiglio avesse una posizione diversa dagli altri membri del Governo in quanto eletto dagli italiani e votato nella scheda elettorale?

«Noi abbiamo sostenuto questa tesi, che sembra perfettamente giustificata dalla legge elettorale varata nel 2005. Ma questa interpretazione era valida anche prima. Se il Presidente del Consiglio si dimette cade anche il Governo. Se invece si dimette un ministro non si verifica la stessa situazione in quanto il governo resta in carica. Il trattamento verso il capo del Governo non dovrebbe essere lo stesso rispetto a quello dei ministri. Il Presidente del Consiglio ha funzioni strettamente personali. Una di queste è il suo rapporto con l'Ue in quanto membro o Presidente del Consiglio europeo. I ministri non hanno la stessa funzione del capo del Governo. Questo stato di cose avrebbe dovuto indurre i giudici a pensare che non c'è disparità di trattamento tra i ministri e il capo dell'esecutivo in quanto in situazioni diverse si applicano regole diverse».

I rapporti tra il Quirinale e la Consulta saranno più difficili?

«La decisione mette in forte imbarazzo la Corte costituzionale in quanto il Presidente della Repubblica ha promulgato il lodo Alfano sulla base del fatto che questa nuova legge rispettava tutte le indicazioni della sentenza 24 del 2004. Evidentemente quella sentenza della Corte costituzionale del 2004 non vale più niente».

Si aspettava una decisione a maggioranza della Consulta?

«Credo che una decisione di questo genere fosse imprevedibile. La nostra fiducia nella Consulta ci aveva indotto a pensare che la legge avrebbe potuto essere giudicata incostituzionale solo in parte. Ma non avremmo mai aspettato che la Corte dicesse il contrario di quello che aveva detto qualche anno fa».

La disposizione di chiedere una legge costituzionale sul lodo Alfano rende di fatto impraticabile il varo di una legge?

«Per fare una legge costituzionale ci vuole il consenso dell'opposizione. Ma i processi contro Berlusconi hanno sempre rappresentato l'unica arma per abbatterlo contro la volontà popolare, servendosi dei processi, invece di vincere nelle urne. È chiaro che il centrosinistra non si priverà del suo unico strumento per colpire Berlusconi visto che non ha alcuna proposta politica, non ha idee per governare».

Si riaprono i processi contro il premier.

«I processi si avviano tutti verso l'assoluzione come tutti gli altri processi. Il processo Mills avrebbe dovuto essere prescritto da tempo, ma i giudici hanno trovato un escamotage per allungare i tempi».

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Lanfranco Palazzolo

08/10/2009

  • 14/10/2009 01:47 antonio
    L'avvocato Pecorella pare che ambisse a sedere sui banchi della Corte Costituzionale.Non sembrano un buon viatico le sue sconcertanti dichiarazioni che non difendono alcun principio di diritto,ma soltanto gli interessi di un uomo che si sente al di sopra di tutti.Tuttavia l'illustre giurista non potrà negare che il lodo Alfano è un'ennesima legge ad personam,perchè le altre cariche dello Stato non ne sono minimamente interessate.Ed a parte la palese incostituzionalità della legge,la Corte ha voluto anche riaffermare il principio secondo cui il giudizio di legittimità obbedisce al criterio di astrattezza della norma.Non servono soverchi indugi per capire che non era il caso del lodo Alfano.Ma l'avvocato Pecorella ha scelto(o ha dovuto) di stare dalla parte di chi si sente al disopra del diritto.E questo è un problema tutto suo.
  • 08/10/2009 12:09 Alessandro
    L'importante è che la Consulta non sia in difficoltà con la COSTITUZIONE che è il suo unico riferimento e la sua unica guida.
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