Rassegna stampa
HOME POLITICA INTERNI-ESTERI ECONOMIA SPORT SPETTACOLI PIZZI..cati channel VIAGGI HI TECH SHOPPING MULTIMEDIA SONDAGGI LAVORO
Roma Latina Frosinone Lazio Nord Abruzzo Molise ABBONAMENTI CASE FINANZA

Il terzo uomo

Ignazio Marino entra in sala operatoria Poi scioglie al riserva

Per gli ex Popolari è un mezzo estremista che farebbe compiere al Pd un balzo a sinistra; per molti dei trenta-quarantenni che pochi giorni fa affollavano il Lingotto di Torino è il candidato ideale per ridare slancio al partito.

Ignazio Marino, 54 anni, chirurgo di fama internazionale, cattolico osservante eppure laico convinto, ha davanti a sè ancora poche ore prima di decidere. Entro stasera dirà se sarà lui o no il terzo uomo nella sfida per la guida del Pd, accanto a Dario Franceschini e Pierluigi Bersani. Su di lui sono puntati gli occhi di tutti. Ma per queste ultime ore che lo separano dalla decisione della vita, Marino si è imposto di tenere la bocca cucita. Ha saputo delle critiche feroci che sono venute dagli ex Ppi (Franco Marini si è spinto fino a dipingerlo come qualcuno che «sarà portato a estremizzare e ad aggrapparsi al nuovismo super ideologgizzato» con un danno «non solo per il Pd ma per tutto il Paese»), ma si è limitato a sorridere e a scrollare le spalle. La sua giornata è cominciata in ospedale, dove ha operato un paziente di tumore al fegato. Toltosi il camice di chirurgo, ha incontrato una pattuglia dei «lingottini», guidata da Ivan Scalfarotto e Giuseppe Civati. Un'ora chiusi in una stanza a parlare del futuro del Pd e dei possibili scenari. Al termine, la decisone dei giovani rampanti del partito democratico era presa: se Marino dirà sì, sarà lui il loro candidato.

Vai alla homepage

04/07/2009










Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro