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Le autocertificazioni senza i controlli valgono poco. Altri carri bomba caricati a Gpl, ammoniaca e perfino tritolo potrebbero verisimilmente esplodere ancora in mezzo ai nostri centri abitati, per colpa di autocertificazioni "taroccate" e "scarsissimi controlli".
E, con carte in regola basate solo sulla fiducia, solo il fattore «c.» potrebbe evitarci un'altra Viareggio ma, come si sa, non sempre la fortuna assiste. Per l'Orsa, il sindacato più rappresentantivo dei macchinisti, il terzo tra i ferrovieri, «la statistica non è lo strumento più idoneo per commentare disastri» dice il segretario generale Armando Romeo, riferendosi allo studio di Bologna e Roma realizzato in collaborazione con Fs, per cui «incidenti così succedono una volta ogni 100 milioni di anni per ogni chilometro percorso».
Per evitare nuovi disastri, di cui si parla solo a botta calda, servono invece verifiche costanti. «Senza adeguati controlli, in un processo di liberalizzazione del mercato che si basa sulle autocertificazioni, il rischio è che queste diventino poco affidabili» spiega Romeo, che fa un paragone: «è come se su una strada con un limite di velocità non ci fossero mai pattuglie di polizia o un autovelox: chi rispetterebbe i limiti imposti?». Intanto i treni con merci pericolose continueranno a passare ancora nei nostri paesi. Sulle reti ferroviarie infatti non ci sono circonvallazioni, e i treni merci passano dove passano i convogli con i passeggeri. Il 98% della rete ferroviaria è così, i treni merci passano anche da Milano Lambrate a Roma Tiburtina.
Ma chi è che controlla? Da circa un anno l'Agenzia nazionale della sicurezza ferroviaria (Ansf) svolge le funzioni che prima aveva la società della rete Rfi, un pezzo del gruppo Fs. «Questo perché nella logica della liberalizzazione del mercato - spiega il sindacalista - le funzioni di controllo sono state assunte da un soggetto terzo che è l'Autority, che però non è attrezzata per fare controlli. E quindi non si ha la certezza che le regole siano rispettate, anche perché questi carri vengono messi in circolazione sulla base di un'autocertificazione prodotta dalla società che li dà in affitto».
Vuol dire che, per esempio, nessuno potrebbe aver verificato prima del disastro se il carro della società americana Gatx avesse davvero avuto le carte in regola. Trenitalia si è basata solo sulla fiducia? «Queste sono le regole europee» dice Romeo. Anche Trenitalia, però, controlla i carri. «Prima della partenza dei Trenitalia controlla l'impianto frenante e c'è il controllo visivo degli organi del carro», «balestre e sospensioni», ma il controllo è solo visivo, «controlli più approfonditi potrebbero essere fatti solo in officina». Un po' come quando portiamo l'auto alla revisione che ormai è diventata solo una tassa, mica come succedeva ai nostri genitori che sudavano freddo all'esame che decretava se potevi tornare a casa sulla tua macchina o a piedi. Le ferrovie italiane sono le più sicure ma la sicurezza non è traguardo che si conquista una volta per sempre ma tutti i giorni con i controlli e il rigore dei comportamenti».
Grazia Maria Coletti
02/07/2009