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Il caso

La Serracchiani esordisce con una gaffe

Inizia con un incidente diplomatico la carriera di Debora Serracchiani da dirigente nazionale del Pd: annunciando il proprio appoggio a Dario Franceschini, la neo europarlamentare ha attaccato a testa bassa il candidato avversario, cioè Pier Luigi Bersani, che nei giorni scorsi aveva chiesto un confronto all'insegna del rispetto.

Deborah Serracchiani Bersani ha evitato di polemizzare facendo sì che il patto del fair-play reggesse. E Franceschini ha avuto parole di stima per Bersani, rettificando in qualche modo il tiro della sua sostenitrice. Serracchiani ha spiegato la sua scelta di non concorrere in un'intervista a Repubblica. Lo «scivolone» arriva quando attacca a testa bassa il «competitor» di Franceschini delegittimandone la candidatura alla guida del Pd: Bersani «rappresenta l'apparato» e «se vincesse sarebbe un salto all'indietro».

Per non parlare di Massimo D'Alema: «Di qua c'è il progetto del Pd - ha detto Serracchiani - dall'altra parte c'è D'Alema. Io sto col Pd». Una visione «da cow boy, manicheista» come gli ha rimproverato il suo coetaneo Andrea Manciulli, segretario regionale della Toscana. Contro la eurodeputata si scatena una pioggia di dichiarazioni, con Barbara Pollastrini che si rivolge direttamente a Franceschini, affinché «richieda a tutti un certo stile. Anche perchè - ricorda - c'è un giorno dopo e avremo un destino comune». Ma anche chi dalemiano non è ironizza sulle «picconate» di Serracchiani: se il criterio è la simpatia, osserva Nicola Zingaretti, il miglior leader sarebbe Totò; oppure Roberto Benigni».

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02/07/2009










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