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Un'altra giornata densa di lavoro per gli investigatori che stanno portando avanti l'inchista sui crolli di edifici pubblici e privati avvenute la notte del 6 aprile. Un'inchiesta che ha come punto d'arrivo l'accertamento di eventuali responsabilità di chi ha progettato, di chi ha costruito.
Edifici nuovi che avrebbero dovuto garantire sicurezza. Non edifici che si sono trasformati in sepolcri per decine di persone. Dopo le prime testimonianze, il racconto di chi c'è ancora, di chi ha perso tutto e tutti, di chi aveva messo in preallarme denunciando situazioni «strane», domani sfileranno dirigenti, manager, costruttori, amministratori. Di ieri la notizia che un parente delle vittime abbia denunciato i costruttori dell'immobile di via XX settembre.
Alla base del crollo ci sarebbero infatti delle gravi carenze strutturali attribuibili ai costruttori. Simbolo di questa inchiesta, e dell'intero terremoto, rimane la Casa dello studente. Ancor prima del sisma c'erano profonde fessure. Questo appare ormai accertato ed erano già state segnalate ai responsabili senza che nessuno prendesse provvedimenti. Lo ha detto venerdì agli investigatori Carmela Tomassetti. Lo hanno ribadito anche altre due ragazze, sentite ieri dai carabinieri: hanno confermato l'esistenza di una crepa su un pilastro della sala mensa, con relativa infiltrazione d'acqua. E successivamente hanno aggiunto che anche nelle loro camere c'erano vistose fessure, ma non erano stati fatti sopralluoghi.
Continua a raccogliere adesioni il comitato dei parenti delle vittime della Casa dello studente e aumentano i testimoni. «Siamo pronti a fornire ai genitori del comitato informazioni utili alle indagini», dice Gabriele, 21 anni. Racconta la situazione anche Roberta, 20 anni di Rossano Calabro. «Sulle pareti della mia stanza, al terzo piano dell'ala crollata, c'erano tante crepe sottili e molto lunghe». Una scena del crimine particolare quella dell'inchiesta della procura dell'Aquila sugli edifici crollati, che si estende per decine e decine di chilometri quadrati. Si è reso quindi necessario anche un sopralluogo dall'alto. La polizia ha effettuato una ricognizione in elicottero su alcuni dei palazzi distrutti. E si allunga l'elenco degli immobili sequestrati. Sigilli al palazzo del Genio Civile dove sono custoditi i fascicoli degli stabili oggetto dell'inchiesta, e il Convitto nazionale, dove sono morti due giovani.
Ad aggravare il quadro un esposto alla Procura di un anno fa con tanto di foto di un edificio crollato. A presentarlo era stato Dante Vecchioni, morto in seguito al crollo dell'edificio in questione. In quella denuncia aveva ipotizzato che gli scavi eseguiti per realizzare un centro direzionale con garage interrato potevano aver compromesso la stabilità dell'edificio in via XX settembre 79 in cui risiedeva. Intanto la Cgil annuncia di volersi costituire parte civile e la procura dell'Aquila ha acquisito il telegramma con cui il sindaco del capoluogo abruzzese, Massimo Cialente, ha chiesto cinque giorni prima del terremoto la dichiarazione dello stato d'emergenza per la città in relazione ai continui eventi sismici che si ripetevano dall'inizio dell'anno.
Fabio Capolla
19/04/2009