Il duello Berlusconi-Fini è in effetti avvincente e, secondo i bene informati, durerà a lungo. Ma per una volta conviene forse lasciare da parte i cattivi pensieri, non insistere troppo su discordanze e punzecchiature, e concentrarsi su ciò che di pregnante, seppure con toni e parole diverse, entrambi hanno sostenuto nei rispettivi interventi. Vale a dire che il sistema istituzionale italiano è barocco, farraginoso e costoso, insomma inadeguato ai ritmi e alle esigenze della politica contemporanea. Il Parlamento legifera con lentezza, tra doppie votazioni, manovre ostruzionistiche ed estenuanti maratone oratorie e procedurali. Il Governo per decidere in autonomia e in fretta è costretto ogni volta a forzare la mano, a colpi di decreti legge e voti di fiducia. Una situazione non più sostenibile, a giudizio di entrambi, che rischia di creare continue tensioni tra poteri e istituzioni. La soluzione, stante la comune diagnosi, non può che essere una seria riforma della seconda parte della Costituzione, tante volte messa in agenda e sinora mai realizzata in modo organico. L'obiettivo immediato di Berlusconi è un esecutivo che possa decidere con rapidità ed efficacia, nel rispetto della volontà degli elettori e nell'interesse nella nazione. Quello di Fini è un parlamento, più snello e funzionale dell'attuale, in grado di esercitare un controllo effettivo sull'attività del governo e di produrre buone leggi in tempi ragionevoli. Due esigenze solo apparentemente opposte, che in realtà sono destinate a incontrarsi, prima o poi, in un disegno comune e coerente di modernizzazione istituzionale. Ciò significa, al di là delle differenti soluzioni operative che ancora ieri sono state proposte dai diretti interessati, che il tema della riforma costituzionale è destinato ad occupare un posto centrale nell'agenda, non solo del governo e del Parlamento, ma anche del nascente Pdl, che proprio ieri ha visto riunirsi tutti i suoi deputati e senatori in vista dell'imminente congresso. In quella sede si è discusso dell'organizzazione formale del nuovo partito (che sarà guidato, ormai è ufficiale, da un trio composto da Bondi, La Russa e Verdini) e del suo profilo politico-culturale. Ma è chiaro che una volta consumato il rito di fondazione, che si annuncia privo di tensioni e festoso, bisognerà mettere mano a scelte e decisioni su questioni politiche concrete e cogenti. E la principale, sulla quale il nuovo partito dovrà dare un originale contributo di idee, riguarderà proprio il modo con cui migliorare il funzionamento delle nostre istituzioni. Senza strappi o scorciatoie, ma perseguendo un disegno organico e razionale, nell'interesse di tutti gli italiani, come si conviene ad una grande e responsabile forza politica.
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11/03/2009