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Fini assicura: «Non ci sarà un caso politico»

Addio pianisti, ora voto con impronta

Per un'ora intera hanno indossato i panni del deputato, sedendosi tra i banchi di Montecitorio. Una seduta vera e propria, con tanto di discorso del presidente, intervento di qualche «onorevole» giornalista, e persino il voto finale.

Voto elettronico L'atmosfera è quella di una gita scolastica. C'è lo stesso entusiasmo e la stessa curiosità. I cronisti parlamentari abituati a raccontare le varie vicissitudini politiche, spesso a caccia di retroscena e dietrologie di Palazzo, sono diventati stavolta parte integrante della notizia. Per un'ora intera hanno indossato i panni del deputato, sedendosi tra i banchi di Montecitorio. Una seduta vera e propria, con tanto di discorso del presidente, intervento di qualche «onorevole» giornalista, e persino il voto finale. Già, il voto.

 Motivo per cui la stampa parlamentare (Asp) ha affollato l'Aula, per testare il nuovo sistema di voto dei deputati, quello con le tessere e le impronte digitali. Una novità annunciata da tempo e il cui collaudo terminerà domenica prossima. Per la seduta di martedì 10, infatti, quando la Camera riprenderà l'attività dopo la settimana di pausa, ci saranno le votazioni con il nuovo sistema. Quello che renderà praticamente impossibile ai parlamentari votare in Aula per altri colleghi. La seduta straordinaria è convocata per mezzogiorno. I giornalisti cominciano ad arrivare già un'ora prima, anche perché devono lasciare le minuzie dei polpastrelli per poter testare la novità. Quando entrano in Aula, c'è un clima di grande festa. Sono accolti dai commessi della Camera: «Lei è un votante?», chiedono prima di consegnare la tessera che dà l'accesso al voto.

Entrati nell'Aula scambio di saluti e convenevoli cerimonie. In tutto ci sono un centinaio di giornalisti. Più fotografi, vari. Cameraman, diversi. Seduti tra i banchi, i cronisti cominciano ad armeggiare come bambini con la tessera, tentando di capire come funziona il tutto prima dell'arrivo del presidente. Il trinomio scheda, rilevatore digitale per un dito e votazione con l'altra mano si rivela da subito non facile all'utilizzo. «Ma chi non ha lasciato le impronte può votare?», chiede un giornalista divertito. «Io voglio stare al posto di Berlusconi», ironizza un altro. È da poco passato mezzogiorno. Gianfranco Fini con il sorriso sulle labbra suona la campanella: «La seduta è aperta, prego gli onorevoli giornalisti di prendere posto».

Nelle tribune c'è una scolaresca dall'aria stranita, che assiste alla seduta speciale. Il presidente, paladino della battaglia contro i "pianisti" e sostenuto dall'unanimità dell'ufficio di presidenza della Camera, spiega passo passo come funziona il meccanismo, che è «estremamente semplice». E poi, il numero dei parlamentari che ancora non ha dato le proprie «minuzie» delle rispettive impronte è «talmente esiguo» che su questa vicenda «non si creerà alcun caso politico».

Le impronte le hanno già date in cinquecento su 630, Fini compreso, anche se il presidente per consuetudine non vota. Al netto di due deputati esentati «per cause fisiche», gli "obiettori" sono per ora 19: tra loro, il leghista Matteo Brigandì ed il segretario del Pri Francesco Nucara sono i più agguerriti. «Ho parlato con i capigruppo - avverte Fini - e mi hanno assicurato che nessuno di loro intende dire no al nuovo sistema. Sono convinto che martedì prossimo, quando ci saranno le prime votazioni con questo nuovo sistema, non saremo in presenza di un numero di parlamentari» dissidenti tale da «costituire un caso politico». C'è l'intervento del segretario dell'Asp, Claudio Sardo, e poi via alla prova.

Per sperimentare la nuova tecnica, i cronisti parlamentari votano una finta proposta di legge costituzionale presentata dagli "aulisti" dell'Ansa e dell'Apcom, per la riduzione a 300 del numero dei deputati. Fini mette in guardia i giornalisti che parlano, non rispettano il proprio turno, fanno domande uno sull'altro: «Guardate che per una volta saranno i deputati a scrivere di voi...». Fatto sta che comunque fare il pianista non sembra agevole: c'è chi infila la tessera nel posto di un altro, chi scambia le dita, incrocia le braccia in operazioni da contorsionista, qualcun altro si arrende: «Presidente la votazione resta aperta troppo poco tempo». La "legge" sulla riduzione dei deputati passa comunque a larghissima maggioranza. E Fini sorride: «La Camera vi è grata...».

Arriva anche la domanda di un giornalista d'Oltralpe che chiede a Fini le ragioni della svolta. L'inquilino di Montecitorio rispondendo in francese spiega che «i deputati hanno il dovere di votare solo per se stessi. Non esiste delega sul voto: è una questione di moralitè publiquè». Dopo l'approvazione del finto ddl, prima di lasciare l'Aula, partono improvvisati interventi, come quello del "gruppo cronisti del nord". E c'è anche chi avanza al presidente una richiesta: «Abbiamo anche noi la diaria dei parlamentari?».

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Giancarla Rondinelli

05/03/2009










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