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An e Forza Italia affilano le armi per conquistare un seggio in Europa. La partita è già cominciata e rischia di mettere a dura prova la tenuta del Pdl.
La grande partita è già cominciata. E rischierà di mettere a dura prova la tenuta interna del neonato Pdl. Non al congresso, ma subito dopo, quando si terranno le elezioni Europee. Infatti per il voto continentale An starebbe mettendo a punto il voto organizzato in modo da far eleggere quanti più candidati possibili a dispetto di quelli di Forza Italia. Il che potrebbe significare l'indicazione, di fatto, di non votare un eventuale capolista di Forza italia, che con ogni probabilità sarà Silvio Berlusconi in persona. Il premier infatti ha sempre partecipato alle Europee: lo fece nel '94, nel '99 e nel 2004.
Una candidatura di bandiera, poi il Cavaliere non ha mai optato per il seggio a Strasburgo. Una candidatura però che ha consentito al leader del Pdl di avere una valanga di consensi personali e di far crescere quelli di Forza Italia. Oggi gli consentirebbe di accrescere la pattuglia complessiva di italiani nel Ppe rendendola la più nemerosa rappresentanza nazionale nella famiglia popolare europea. Rimpiazzando la Cdu-Csu nel ruolo di leadership. In questo scenario An sta muovendo le proprie truppe. La tattica è molto semplice: per le Europee si potranno dare tre preferenze nella circoscrizione Nord-Ovest; due in quelle Nord-Est, Centro e Meridionale; una nelle Isole (nel 2004 c'è stata una modifica che ha esteso a tutte le circoscrizioni le 3 preferenze).
L'ex partito di Fini potrebbe stabilire a tavolino i candidati da indicare alla propria base e farà votare solo quelli. Dentro Forza Italia non stanno a guardare: c'è preoccupazione per quella che, se realizzata, a via dell'Umiltà verrebbe considerata senza mezzi termini una «scorrettezza». Al punto che lo stesso Berlusconi potrebbe intervenire e far saltare il banco, imponendo ai big, ministri e non solo, di candidarsi in modo da evitare cordate. Non solo, ci sarebbe anche l'ipotesi di presentare liste più brevi così da avere candidature bloccate.
Italia settentrionale. Per ora l'indicazione, come nelle altre circoscrizioni, è quella di dare precedenza agli eurodeputati uscenti. Nel 2004, tra Nord-Ovest e Nord-Est, Forza Italia riuscì ad ottenere 8 seggi contro i 3 di An. Ma la pattuglia, in questi cinque anni, ha subito qualche cambiamento. A Nord-Ovest, ad esempio, si è aggiunto Vito Bonsignore, democristiano doc ed ex uomo forte dell'Udc in Piemonte. Il suo passaggio a Forza Italia alla vigilia delle elezioni Politiche, divenne l'emblema della spaccatura tra Pier Ferdinando Casini e Silvio Berlusconi. Difficile, quindi, non pensare ad una sua riconferma. Non rischiano sicuramente il posto, poi, il vicepresidente del Parlamento europeo uscente Mario Mauro (è uno degli uomini del governatore lombardo Roberto Formigoni) e l'attuale coordinatore regionale di Fi Guido Podestà. Con Jas Gawronski che ha già fatto sapere che questa sarà la sua ultima avventura europea, una poltrona libera la lascerà, nel Nord-Est, Giorgio Carollo che ha abbandonato Forza Italia in polemica con il premier. Una buona notizia per chi, come IvaZanicchi e Elisabetta Gardini (arrivate a Strasburgo solo dopo le dimissioni del ministro Renato Brunetta e del sottosegretario Mario Mantovani), sperano di poter rivedere il Parlamento europeo. Dalle parti di An, invece, chi non ha nulla da temere è la finiana di ferro Cristiana Muscardini.
Italia centrale. Il punto si chiama Potito Salatto. Già, il vecchio Salatto, democristianone doc, sbardelliano, già vicepresidente della Regione a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. Oggi è il presidente di Assoforum ed è il primo dei non eletti nel Lazio 1 alle scorse politiche. Visto l'aiuto che ha dato con le liste civiche alla vittoria di Alemanno sembra logico che il primo cittadino voglia sostenerlo. Ma candidarlo alle Europee è dura perché la base di An non lo digerirebbe. E allora l'ipotesi è di candidare un attuale deputato che una volta eletto lascerebbe il Parlamento italiano per far entrare Salatto. Chi? Tra quelli eletti nel Lazio il sindaco di Roma potrebbe chiederlo a Marco Marsilio, ma nel caso dovrebbe garantire il coordinamento regionale del Pdl a Fabio Rampelli. Oppure a Vincenzo Piso, che pure è in corsa per guidare il partito a livello regionale. Confermata senza discussioni Roberta Angelilli, si cerca il terzo nome. Potrebbe essere uno di prima fascia, tipo Maurizio Gasparri - che comunque non ne vuol sentir parlare -, Altero Matteoli o Giorgia Meloni, magari in prospettiva Regionali dell'anno prossimo. Al contempo varie anime del partito vorrebbero un po' di rinnovamento, magari con un nome nuovo che abbini alla matrice «politica» una specifica conoscenza tecnica delle materie Europee (come più volte invocato da Berlusconi). Nel 2004 finì 3 a 2 per Forza Italia. Qualunque siano i candidati, An punta a far eleggere quattro eurodeputati sui sette che probabilmente spunterà il Pdl, facendo saltare il rapporto di 70-30 stabilito in partenza.
Italia meridionale. Salvatore Tatarella è già in lista, An piazzerà anche un campano e calabrese. Le trattative dentro Forza Italia sono ancora in alto mare: per ora sono in corsa solo gli uscenti.
Fabrizio dell'Orefice e Nicola Imberti
04/03/2009