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Via libera al ddl Alfano di riforma dl processo penale, un "testo lungamente elaborato" su cui "c'è stato voto unanime".
Il Consiglio dei Ministri ha approvato all'unanimità il ddl che riforma il processo penale. Il provvedimento punta a limitare i poteri del pm, maggiore autonomia a polizia giudiziaria, ampliate le prerogative della difesa. La riforma della giustizia "non sarà però completata se non verrà previsto anche il divieto di appello dei Pm in caso di assoluzione dell'imputato in primo grado e se sarà necessaria una riforma costituzionale la affronteremo". Ad affermarlo il premier Silvio Berlusconi, in conferenza stampa a palazzo Chigi, spiegando che "questo principio ci sta molto a cuore".
Nella riforma della giustizia "manca ancora una norma che ci sta a cuore, che ci porterebbe al pari delle altre democrazie occidentali", e cioè che quando "un cittadino è giudicato e assolto da un tribunale della Repubblica non possa essere più chiamato dall'accusa a rispondere in un secondo e terzo grado di giudizio, con grandi costi economici e rovindando la vita del cittadino e dei suoi cari. "La riforma della giustizia non sarà completata fino a quando non avremo aggiunto questo tassello e se sarà necessaria una riforma costituzionale la affronteremo". "Misure di importantissimo rilievo sono contenute nel ddl di riforma del processo penale approvato oggi da Palazzo Chigi" ha spiegato il ministro della Giustizia Angelino Alfano.
Le novità riguardano l'introduzione della regola della comunicazione online nel processo penale e civile; la digitalizzazione della giustizia e «misure che sgraveranno il sistema di formalismi e consentiranno risparmi come le notifiche. Alfano ha sottolineato, riferendosi alla elezione dei vice procuratori onorari presso i giudici di pace, che "per la prima volta abbiamo reso effettivo un principio previsto dalla Costituzione che è la partecipazione del popolo all'amministrazione della giustizia".
06/02/2009