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Pastore: «Faremo cadere il consiglio comunale»

L'obiettivo è arrivare a quota 21 (la metà più 1, visto che l'assise civica è formata da 40 consiglieri) che rappresenterebbe il quorum atto a far cadere immediatamente un Consiglio comunale rimasto in vita grazie a una normativa che lo stesso Pastore definisce «lacunosa». Negli ambienti del centrodestra pescarese, che può contare sulle dimissioni sicure dei suoi 15 esponenti (Forza Italia, Alleanza Nazionale, Masci, Lista Teodoro), nessuno nasconde la difficoltà di centrare il risultato, «ma stavolta - aggiunge il parlamentare - si tratta di una vera e propria presa in giro alla città e alle istituzioni messa in piedi dal sindaco, tornato tale sia pure con un impedimento per motivi di salute. Mi appello al senso civico di quei consiglieri di maggioranza, soprattutto i neo eletti, che nulla hanno da spartire con la vecchia e discussa gestione. E voglio vedere stavolta come si compoterà l'Italia dei Valori, fin qui piuttosto ambigua, mentre dal consigliere di Rifondazione mi aspetto una scelta conseguente alle dure critiche mosse a D'Alfonso». Accanto all'iniziativa locale, Pastore ne lancia un'altra a livello nazionale, chiedendo l'intervento del ministro dell'Interno Roberto Maroni, chiamato a sollecitare il decreto di scioglimento del Consiglio comunale da parte del presidente della Repubblica. Secondo il senatore "azzurro", la mossa di D'Alfonso «è un autogol e grottesco appare il fatto che il certificato medico sia stato firmato dal suo medico di famiglia che però è anche, guarda caso, consigliere comunale e, quindi, qualche interesse in conflitto ce l'ha». D'Alfonso, in punta di diritto, è candidabile alle prossime elezioni comunali del 6 e 7 giugno. «Certo che può candidarsi, - aggiunge Pastore - e se, come credo, lo farà davvero sarà solo per conservare le clientele acquisite in questi anni. Di certo - conclude il senatore di Forza Italia - la sua mossa non favorisce l'attività amministrativa del Comune, ma la blocca ancor più, visto che la Giunta rimasta in carica non riuscirà a discutere i grandi temi che interessano i cittadini, quali area di risulta e urbanistica, ma dovrà limitarsi a gestire l'ordinaria amministrazione, come bilancio, concorsi e pagamento degli stipendi».

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