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Tra il Comune e la «poltrona» c'è di mezzo la magistratura

Ma mentre la politica si scorna sull'ennesimo caso Abruzzo è al Palazzo di Giustizia che in queste ore si guarda con attenzione. Per la Procura di Pescara, che cura l'inchiesta nell'ambito della quale è finito agli arresti domiciliari, il 15 dicembre scorso, il sindaco Luciano D'Alfonso, la posizione rimane quella scritta nei provvedimenti giudiziari. Così si dice. Ma nell'ordinanza con cui il gip del Tribunale pescarese, Luca De Ninis, alla vigilia di Natale aveva rimesso in libertà l'ex sindaco, si legge che il quadro accusatorio, «già integralmente condiviso dal Gip» con l'adozione delle misure cautelari, «rimane confermato (ed anzi sotto taluni aspetti rafforzato)». Le dimissioni erano state considerate, nello stesso provvedimento, «apprezzabile segnale di sensibilità istituzionale». Inoltre, il previsto commissariamento del Comune, conseguente appunto alle dimissioni, secondo il Gip «determina un ulteriore indebolimento della rete di rapporti intessuti da D'Alfonso». Conseguente commissariamento, appunto. Con il ritiro delle dimissioni di ieri e la contestuale autospensione da sindaco con un certificato medico, ma soprattutto con una lettera inviata ai cittadini pescaresi, Luciano D'Alfonso rinvia Pescara alle prossime elezioni, ma consegna di fatto l'amministrazione della città fino a giugno non nelle mani di un commissario prefettizio, ma in quelle del suo vice, Camillo D'Angelo. Più chiaramente: Luciano D'Alfonso «nomina» lui un suo commissario, fa restare in carica la giunta e...aspetta tempi migliori. Ma con questa mossa appare altrettanto chiaro che il vero ostacolo tra Luciano D'Alfonso e il Comune di Pescara sono i magistrati; prima quelli della Procura, poi lo stesso gip che, pur non smontando il castello accusatorio, lo aveva rimesso in libertà alla vigilia di Natale, proprio perché in quanto sindaco dimissionario non più in grado - per dirla tutta - di poter inquinare le prove. Ieri il colpo a sorpresa: solo un mezzo passo indietro; una gamba fuori e l'altra dentro il palazzo di città. Se tutto rimarrà così come adesso, il gruppo-D'Alfonso avrà gestito questi sei mesi che porteranno alle elezioni amministrative; in caso di un cambio radicale della situazione Luciano D'Alfonso potrebbe anche - a questo punto tutto è possibile - tornare a guidare l'amministrazione comunale, anche se nella sua lettera ai pescaresi si legge di un «impedimento permanente». Ma al di là dei giochi di parole e di ogni possibile interpretazione di un caso unico nel suo genere, fra Luciano D'Alfonso e la carica di sindaco esiste un solo ostacolo: la magistratura. Appare infatti impossibile - anche per stessa ammissione degli inquirenti - che le indagini possano essere chiuse in poco tempo. Da qui il colpo di coda. Quasi un gesto disperato: elezioni a giugno e non la nomina di un commissario. Ma di un vice sindaco scelto da Luciano D'Alfonso.

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