cerca

«Ma il futuro è a Fiumicino»

Anche se lo scalo romano ha una «centralità naturale» ed è «destinato a diventare punto di riferimento per il traffico aereo del futuro», quello che proviene da Paesi in vertiginosa crescita come l'India e la Cina.
In Italia spesso le polemiche servono a nascondere i problemi e a confondere le cose. Facciamo un po' di chiarezza: come vede lei la questione Alitalia?
«La scelta di un partner internazionale deve seguire le logiche di mercato, la disponibilità e la credibilità delle offerte. Non si può ordinare alla Cai di scegliere un alleato invece che un altro. Non credo, inoltre, che la distanza fra Air France e Lufthansa sulla logica dei voli interni sia siderale. Il vero problema è la difficoltà, che si è creata nel tempo, di accettare due polarità e mezzo, cioè Fiumicino, Malpensa e l'equivoco Linate».
Ma lei pensa che alla fine «vincerà» Air France?
«Niente giustifica il can can mediatico che si sta scatenando. Siamo di fronte al concretizzarsi dello scenario più probabile. Era probabile, infatti, che fossero i francesi a spuntarla, perché erano gli alleati originari e perché sono disposti a investire di più su questa scelta».
Però le tensioni fra Carroccio ed esecutivo non giovano...
«Un clima di serenità va sempre a vantaggio di tutti. Basta pensare al recente accordo con la Emirates, che ha scelto come hub sia Fiumicino sia Malpensa».
Quindi non c'è una strategia per penalizzare Milano in favore di Roma, come sembrano pensare i leghisti?
«Se Fiumicino ha recuperato una centralità che gli era stata sottratta e anche una credibilità internazionale, come dimostra la decisione di Emirates, non è per una congiura romana».
Ma invece...
«Roma è la Capitale del Paese ed è la destinazione naturale dell'Italia per i mercati indiano e cinese e, infine, è una città che ha una forte vocazione internazionale. D'altro canto, penso che esistano spazi per trovare un equilibrio fra i due scali».
Quello di Berlusconi, che aveva criticato l'accordo fra Air France e Alitalia durante il governo Prodi, non è un dietrofront?
«No. Un conto è l'alleanza e un altro è svendere la compagnia di bandiera, come stava per fare il centrosinistra».
Non teme che la Lega possa creare problemi?
«Il problema sul quale la politica può e deve intervenire è come conciliare le necessità occupazionali con le logiche di mercato. E in quella fase la Lega giocherà le sue carte per la difesa di Malpensa».
Qual è allora la vera priorità?
«Oggi l'allarme è sulle imprese creditrici della bad company, questo è il nodo da sciogliere subito. Per il resto, risolte le questioni del partner e dell'equilibrio Fiumicino-Malpensa, sono convinto che in due anni al massimo si potrà assorbire la crisi di Alitalia e rilanciare lo sviluppo della nostra compagnia aerea».

Commenti

Condividi le tue opinioni su Il Tempo

Caratteri rimanenti: 1500

Opinioni