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L'ultima di D'Alfonso: non si dimette

L'ultima di D'Alfonso: non si dimette

Luciano D'Alfonso

Non più «ex», dunque, ma neppure sindaco: non tornerà infatti a guidare la città, come un manipolo di irriducibili sostenitori gli aveva chiesto inalberando striscioni e cartelli sotto casa sua il 24 dicembre scorso, giorno della revoca degli arresti domiciliari. Il dietrofront sulle dimissioni infatti è stato accompagnato da una lettera al presidente del Consiglio comunale, alla Giunta e al segretario generale, lettera con la quale D'Alfonso si autosospende per motivi di salute. Nella missiva dichiara di «essere affetto da una patologia che non mi consentirebbe non so per quanto tempo di svolgere con continuità e serenità le attività articolate e complesse relative alla funzione di sindaco».

Un escamotage a cui è ricorso grazie all'articolo 53 del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, che al comma 1 recita: «In caso di impedimento permanente, rimozione, decadenza o decesso del sindaco, la Giunta decade e si procede allo scioglimento del Consiglio. Sino alle elezioni le funzioni del sindaco sono svolte dal vicesindaco». Non arriverà dunque un commissario a Palazzo di città e nella stanza dei bottoni resterà la stessa squadra di governo insediatasi nell'aprile scorso, quando D'Alfonso è stato rieletto per il suo secondo mandato. «Da questo momento la gestione è affidata a me, all'esecutivo e al Consiglio comunale nella sua interezza - ha dichiarato ieri il vice sindaco Camillo D'Angelo -.

Questo è anche un modo per garantire continuità all'azione amministrativa, anche in vista dell'importante appuntamento internazionale dei Giochi del Mediterraneo, che si disputeranno a Pescara a giugno». E sempre a giugno si tornerà alle urne, come confermato da D'Angelo: «L'amministrazione comunale continuerà la sua attività sino alla prima scadenza elettorale utile, il 6 e 7 giugno prossimi». La notizia ha suscitato un'ondata di condanne da parte del centrodestra. Il senatore del Pdl Andrea Pastore accusa Luciano D'Alfonso di aver architettato «un piccolo escamotage per tenere in piedi parte del suo potere».

Un altro senatore, Filippo Piccone, che del Popolo della libertà è coordinatore in Abruzzo, giudica «sconcertante» la decisione di D'Alfonso: «La sua scelta - afferma - peraltro ai limiti del falso ideologico anche per le giustificazioni mediche addotte, è un modo surrettizio per restare alla guida della città come fosse un ventriloquo. Magari fra qualche mese, dopo la "degenza", il sindaco potrebbe tranquillamente tornare in carica». E se il senatore Gaetano Quagliariello del Pdl accusa il Partito democratico di «non voler rinunciare ai suoi giochi di potere», il commissario del Pd in Abruzzo Massimo Brutti difende il dietrofront di D'Alfonso: «È una riprova della sua volontà di difendersi dalle accuse penali con piena lealtà.

Noi ci auguriamo e chiediamo che al più presto sia fatta luce sulle vicende da cui sono scaturiti i provvedimenti giudiziari». Nella piazza virtuale di Facebook intanto impazzano i commenti. Il «popolo di Luciano» si consola all'idea che i progetti e i lavori avviati in città non si fermeranno. Tra i detrattori invece c'è chi parla di «sfida aperta alla Procura» e chi, più maliziosamente, si chiede: «Chi manderà la visita fiscale a casa di D'Alfonso?»

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