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L'ex ministro sconvolto «Rosa mi ha pure registrato»


Onorevole, qual è ora la sua posizione all'interno del partito? Il segretario regionale Tino Iannuzzi le ha chiesto di restare, in un momento di grande difficoltà, per continuare il lavoro intrapreso.
«Io resto nel Pd, continuerò a votare e lavorare per loro, ma senza incarichi dirigenziali. Stimo molto Veltroni, con il quale ho un bellissimo rapporto: mi ha chiesto più volte se fossi proprio deciso, ma gli ho risposto che le mie dimissioni erano irrevocabili».
Eppure lei aveva voluto fortemente la carica di segretario provinciale.
«Sì, ho lavorato con grande entusiasmo. Speravo di poter fare di più, volevo mettere insieme le varie anime del partito. Non mi è riuscito, perciò mi è sembrato giusto andarmene. Spero che queste mie dimissioni possano riappacificare gli animi».
Perché questo strappo con il sindaco Iervolino, che invece ha sempre parlato di una linea condivisa, come proverebbero alcune registrazioni?
«Mi ha registrato? È una cosa molto originale per la politica, in tanti anni non mi era mai successo. Non ho mai pensato che qualcuno potesse registrare una riunione privata. Non mi sono scontrato con lei, ma forse non ha capito: l'autonomia è sua, la giunta non la faccio io. L'ho ascoltata, ma il fatto che sia una persona gentile non significa che io sia d'accordo. Poi, certo, ho preso atto delle sue difficoltà e del fatto che non poteva essere fatto altrimenti, ma non essendo d'accordo ho preferito dimettermi. Il sindaco ha detto che il rinnovamento c'è stato, perché tra maggio e oggi ha cambiato 10 assessori su 16 tra maggio e oggi. Ma è un'interpretazione dell'esigenza di novità che non condivido: quattro ne ha cambiati a maggio per opportunità, cinque li ha dovuti cambiare per forza perché di fatto erano impossibilitati a partecipare alla giunta. Per me questo non è sufficiente, ritenevo giusto l'azzeramento della parte più politica della squadra per ripartire davvero. Lei dice che non è possibile, bene, ma a questo punto io ritengo di aver fallito il mio obiettivo».
L'ha sentita?
«No, e non ne vedo la necessità. Il nostro rapporto non è personale ma politico, e sono critico con lei ma solo per una posizione politica diversa».
Cosa ne pensa della dichiarazione di D'Alema, che ha affermato: «La composizione di una giunta compete al sindaco e il dovere dei partiti è di rispettare le prerogative istituzionali dei sindaci perché altrimenti diventa un pasticcio che ci riporta al passato»?
«Sono pienamente d'accordo con lui. Io non ho mai discusso la composizione della giunta né sono entrato nel merito delle scelte, ma quanto accaduto a Napoli, gli arresti e un suicidio, non è ordinario, e andava affrontato in modo diverso».
Qual è il suo futuro?
«Domani sono a Roma per il voto alla Camera sul decreto Gelmini. Per fortuna sono abbastanza impegnato con la ricerca e l'attività di deputato, e mi diverto molto. L'esperienza nella direzione del partito è stata positiva: io vengo dalla ricerca che è mondo più ovattato, dove la dialettica è meno forte. Quest'esperienza e questo momento di maggiore tranquillità mi serviranno a riflettere sul mio futuro. La vita lavorativa deve essere dinamica, si lascia una cosa e se ne prende un'altra, non ci si può fossilizzare».
Ant.Scu.

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