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La Lega frena ancora Berlusconi

La Lega frena ancora Berlusconi

Bossi e Berlusconi

Nomina di cui il premier ha parlato privatamente diverse volte già prima di Natale. Per poi, qualche sera fa, incontrando la stampa a Palazzo Grazioli, lo ha ribadito a chiare lettere: «È una nomina indispensabile perchè turismo e sanità sono i settori che avranno la crescita maggiore nei prossimi dieci anni». Ma la Lega non ci sta, frena su questa ipotesi, perché di base è «un'idea contro il federalismo». Quindi niente da fare.

Il Carroccio ha già espresso le sue perplessità su questa nomina al presidente del Consiglio e lo farà anche la prossima settimana alla ripresa dei lavori dopo la pausa natalizia. Intanto, però, la Lega anticipa il suo pensiero. E lo fa attraverso uno dei suoi massimi esponenti, il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli. È lui a ribadire il no all'allargamento del governo. Il motivo? Perché sanità e turismo «sono due materie di competenza delle regioni. Quindi, una scelta del genere «non rispetta lo spirito del federalismo», e significherebbe accentrare a Roma due materie come queste. Poi c'è la crisi economica: nominare due nuovi ministri ora, in un momento di difficoltà per il Paese, secondo via Bellerio di certo non è un bel segnale da parte dell'esecutivo. «Se la cinghia la deve tirare il Paese, allora in primo luogo deve tirarla il Governo», tuona Calderoli.

E così, il partito di Umberto Bossi continua a piantare paletti lungo il percorso del premier. Se ne sono visti tanti negli ultimi mesi. Basta ricordare questioni come immigrazione, presidenzialismo, o giustizia. Su quest'ultima, solo qualche settimana fa, all'accelerazione di Berlusconi di presentare la riforma la Lega rispondeva «niente da fare, prima il federalismo». Federalismo, la parolina magica per via Bellerio.

Se questo ennesimo "stop leghista" vorrà dire niente dicastero per Fazio e Brambilla è ancora troppo presto per poterlo dire. Stando a come ha presentato la cosa e sapendo soprattutto quanto ritenga importanti questi due ministeri, è difficile ipotizzare un dietro front da parte di Berlusconi. Tra l'altro, i due soggetti in questione, Fazio e Brambilla, sono persone che lui conosce bene e di cui si fida. Ancora prima della formazione della squadra di governo, nell'usuale toto nomine di Palazzo, i due nomi circolavano tra quelli che avrebbero avuto la "poltrona principale". Poi, esigenze di numero e di situazione furono invece nominati "solo" sottosegretari, con la ripromessa però da parte del premier di cambiare presto le poltrone. Lega permettendo.

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