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Potenza, negatI al sostituto procuratore gli arresti del deputato del Pd

Inchiesta Total Italia, Margiotta sfugge alle grinfie di Woodcock

POTENZA Udienza davanti al Gip di Potenza, Rocco Pavese, il 7 gennaio prossimo, per la richiesta di sospensione dell'attività di due mesi per la Total Italia, la compagnia petrolifera coinvolta nell'inchiesta del sostituto procuratore Henry John Woodcock sul presunto giro di mazzette per gli appalti al giacimento Tempa Rossa.


Dopo la sentenza del Riesame che ha annullato alcune misure cautelari e concesso i domiciliari per alcuni indagati, le tappe giudiziarie riprenderanno con l'esame del provvedimento avanzato dalla procura, per i reati di corruzione e turbativa d'asta, ravvisati anche dal tribunale della Libertà. Sull'operato di Woodcock piovono le critiche di Salvatore Margiotta, deputato del Pd, per il quale il Riesame ha cancellato la richiesta di arresto del pm lucano: «Cose del genere lasciano i segni - aggiunge Margiotta - Ma andiamo avanti». «Dobbiamo accentuare il nostro profilo riformista e di etica poltica - sottolinea Margiotta - Gli sbagli di alcuni giudici non devono costituire giustificazioni per arrestare il processo».
Nei fascioli sull'inchiesta Total non sono riportate intercettazioni del deputato, ma una frase in particolare che lo inchioderebbe detta dall'imprenditore Francesco Ferrara, che riferisce a telefono di voler dare dei soldi a un generico «Salvato'» in caso di aggiudizione dell'appalto Total. «Quel Salvatore non sono io. Sono stato coinvolto in una vicenda senza avervi mai preso parte», spiega Margiotta.
Il 17 dicembre scorso, davanti alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, il parlamentare aveva ripercorso i suoi "rapporti" con Woodcock, chiedendo ai colleghi di impedire di diventare «vittima di un'ingiustizia». Del resto, affermava nella sua autodifesa «Non sono nuovo io e non è nuova la mia famiglia alle iniziative di Woodcock».

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03/01/2009










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