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"Uniti contro gli attacchi strumentali"

Veltroni-D'Alema, è armistizio

La questione morale è una tale minaccia per il Pd che per un momento Veltroni e D'Alema depongono le armi dello scontro frontale e definiscono una sorta dipace armata.

D'Alema e Veltroni Almeno fino a quando la bufera della giustizia non sarà passata. Così ieri l'ufficio stampa del Pd ha diramato una nota "zuccherosa" nella quale si riferisce di un colloquio telefonico tra i due leader che hanno convenuto di "reagire in maniera unitaria agli attacchi strumentali contro il partito in merito alla questione morale". Nella nota si dice che «Veltroni e D'Alema hanno convenuto sul fatto che vi sono episodi preoccupanti che certamente non bisogna sottovalutare. Al tempo stesso ritengono però del tutto pretestuosa la campagna nei confronti del Pd tesa a delegittimare il partito e ad investirlo di una complessiva questione morale che riguarda anche e soprattutto la destra».

Concetti ripresi dallo stesso Veltroni nel comizio per la campagna elettorale abruzzese. "La questione morale c'è nel centrodestra ma anche nel centrosinistra. Tuttavia noi vogliamo essere seri e duri ma senza accettare strumentalizzazioni". Il leader del Pd ha ammesso che nell'ultima giunta del centrosinistra ci sono stati dei problemi. "L'Abruzzo deve essere governato in modo nuovo, ma la questione morale non può essere brandita nè dagli uni nè dagli altri". Secondo Veltroni "non bisogna fare di ogni erba un fascio perchè esistono migliaia di amministratori onesti e perbene. Non dimentichiamo che esistono anche esponenti del governo che hanno avuto rapporti con i poteri criminali e della camorra. Ci sono persone perbene in tutti gli schieramenti, ma non accetto la propaganda volgare e fatta con la scure". Ed è partito lancia in resta contro Berlusconi: "Se c'è uno che non può usare queste espressioni è proprio lui".

Poi sempre parlando a Vasto Veltroni ha lanciato la sfida: "La riforma della giustizia si può fare, si deve fare subito, anche in due mesi, ma senza alcuna costrizione. Se c'è qualcuno che ha in testa che, facendo una campagna contro il Pd, si pensi per questo di costringerlo a scendere a patti si sbaglia". Intanto l'Idv marca stretto il Pd. "Riformare è una cosa, deformare è un'altra", afferma senza esitazioni Antonio Di Pietro e rilancia: "La maggioranza e quella parte dell'opposizione che la segue appecoronata, fa delle proposte che sono una deformazione della riforma della giustizia per fare del pubblico ministero un dipendente dell'esecutivo: noi a questo inciucio non ci stiamo".

Gli risponde a tono il ministro della Giustizia del governo ombra, Lanfranco Tenaglia: "Di Pietro e chiunque parli di inciuci può stare tranquillo. Il Pd ritiene che il confronto sia nell'interesse del Paese e che la giustizia vada modernizzata e rinnovata, ma senza strappi alla Costituzione". E Mantini del Pd aggiunge: "Occorre il coraggio di riconoscere gli eccessi giustizialisti del passato e correggere radicalmente il dipietrismo presente".

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10/12/2008










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