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Che cosa succede oraStravagante che il Petruccioli vada dalla Finocchiaro

Il presidente che fa male ai parrucconi della politica

Il presidente della Rai, Claudio Petruccioli, ha dunque confermato che si presenterà domani alla commissione parlamentare di vigilanza sui servizi radiotelevisivi con il direttore generale dell'azienda, entrambi convocati a San Macuto. Egli, pur avendo avvertito la stravagante opportunità di incontrarsi prima con il capogruppo del Pd al Senato, ha evitato di sottrarsi domani ad un dovere istituzionale pur di partecipare alla campagna di delegittimazione politica, e purtroppo anche morale, condotta dai suoi compagni di partito contro il presidente della commissione, Riccardo Villari.

La cui colpa è notoriamente di essere stato eletto a sorpresa dai commissari di centrodestra e da due dissidenti del centrosinistra,al posto del dipietrista Leoluca Orlando. Che il segretario del Partito Democratico aveva caparbiamente sostenuto per mesi come candidato «di garanzia» dell'opposizione per paura di rompere davvero, non più a parole, l'alleanza con Antonio Di Pietro.
Una volta eletto, il senatore Villari ha osato rifiutare ogni tipo di invito a dimettersi per consentire l'elezione di un candidato finalmente concordato tra maggioranza e opposizione, che è l'ex presidente della Rai Sergio Zavoli, anche lui senatore eletto nelle liste del Partito Democratico, come Villari. Che però, non essendosi dimesso dalla Vigilanza, è stato espulso dal gruppo con deliberazione del comitato direttivo presieduto da Anna Finocchiaro. Per nulla rassegnato, Villari ha fatto ricorso obbligando per statuto la Finocchiaro a convocare l'assemblea del gruppo, dove si vorrebbe confermare l'espulsione addirittura senza dibattito, nel timore forse che dal processo a Villari qualcuno scivoli verso un processo al già traballante segretario del partito.
A questo punto tuttavia Villari potrebbe rimanere presidente della Vigilanza senza bisogno di avere più un gruppo, e neppure un partito, bastandogli e avanzandogli quello virtuale in formazione attorno a lui come reazione all'ostracismo che sta subendo: un partito di cui ha assunto in qualche modo la guida il sempre e fortunatamente imprevedibile Marco Pannella, al quale fanno compagnia, fra gli altri, Vittorio Sgarbi, Giampaolo Pansa e il ministro Gianfranco Rotondi, che pure era stato il solo nel centrodestra a non contestare la candidatura di Orlando. È un partito, quello virtuale di Villari, che si potrebbe definire dei guastafeste, se questo non fosse il titolo che si è attribuito Di Pietro in un libro appena uscito. Un partito, allora, di benemeriti rompiscatole. Che si augura di non doversi mobilitare anche per difendere l'appartenenza dell'epatologo Villari all'ordine dei medici, se a qualcuno venisse in testa l'idea di chiederne l'espulsione ritenendo che egli non curi, ma procuri il mal di fegato. Almeno ai parrucconi della politica.

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03/12/2008










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