E il Capo dello Stato risponde, affermando che sui temi della vita «è necessario il massimo sforzo di convergenza, in Parlamento» per un intervento legislativo «ormai indispensabile e non più procrastinabile». Ma Napolitano scrive anche che, intanto, l'intervento dei giudici sul caso è del tutto legittimo. Il 9 luglio 2007 la Corte d'Appello di Milano ha consentito il distacco del sondino di Eluana, e il 13 novembre la Cassazione ha respinto il ricorso della Procura contro la decisione. Nella lettera a Casini, Napolitano precisa di non avere, rispetto al caso di Eluana, «poteri di intervento sui provvedimenti che sono espressione della funzione giurisdizionale». «Il suo esercizio — afferma — è riservato in via esclusiva alla magistratura e, come ha rilevato la Corte Costituzionale nella ordinanza recentemente emessa in relazione alla triste vicenda umana di Eluana, i giudici non hanno utilizzato i loro provvedimenti "come meri schermi formali per esercitare, invece, funzioni di produzione normativa o per menomare l'esercizio del potere legislativo da parte del Parlamento"». I giudici, dunque, sono intervenuti legittimamente.
Parole che riaccendono il dibattito, all'indomani della presa di posizione del settimanale Famiglia Cristiana secondo cui il centrodestra «non vorrebbe fare una legge sul testamento biologico, lavandosi le mani quando sono in gioco temi etici». Ma l'invito di Napolitano a legiferare sul tema in tempi contenuti ha riscosso un'approvazione pressochè unanime, anche se l'opposizione ribadisce la necessità di un dibattito parlamentare.
Vai alla homepage
26/11/2008