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«Subito giù le tasse
ma non una tantum»

Laura Della Pasqua
l.dellapasqua@iltempo.it
«I consumi si rimettono in moto diminuendo le imposte sulle famiglie ma non attraverso operazioni una tantum. Occorre un'azione strutturale». Secondo Cesare Trevisani, vicepresidente della Confindustria per le infrastrutture, occorre una cura da cavallo per rilanciare l'economia che va da minori tasse per famiglie e imprese al rilancio delle grandi opere.


Minori imposte vuol dire anche detassare le tredicesime?
«Su questo sono un po' scettico perchè c'è il rischio che i soldi in più non si traducano in maggiori consumi ma in più risparmio. Io credo soprattutto nell'efficacia dell'avvio delle grandi opere ma anche delle infrastrutture locali e dell'edilizia sociale».
Il sistema delle infrastrutture richiede notevoli fondi e dà risultati, in termini di incidenza sull'economia, nel lungo periodo. Non sarebbe opportuno che il governo, con le scarse risorse a disposizione, si concentrasse su aiuti a famiglie e imprese dall'impatto immediato?
«Non possiamo permetterci come sistema Paese di trascurare ancora il sistema delle infrastrutture. È vero che le infrastrutture danno benefici alla collettività nel lungo periodo, ma rappresentano una componente rilevante di attivazione del sistema economico nella fase di realizzazione. Bisogna quindi accelerare il completamento e l'avvio di grandi infrastrutture e di altre opere pubbliche. Anche le risorse per Anas e Fs sono un aspetto importante. Le prime indicazioni parlano di circa 7 miliardi per opere infrastrutturali. Va bene, ma occorre che i finanziamenti siano accompagnati da procedure amministrative che ne accelerino l'esecuzione. Inoltre, in tema di concessioni autostrade, bisogna procedere con molta cautela sulle annunciate revisioni, per evitare che progetti già pronti e finanziabili siano bloccati dalla conseguente riprogrammazione finanziaria».
Quali le priorità?
«Mi limito solo a citarne alcune, come gli assi europei, cioè di collegamento con l'Europa. Il traforo del Brennero, la Torino-Lione e il terzo valico di Genova. L'autostrada Tirrenica è rimasta in sospeso come pure l'asse Orte-Perugia-Ravenna-Mestre. L'alta velocità Bari-Napoli se ne parla da tanto tempo ma nulla è stato fatto».
Berlusconi ha detto che in caso di veti non si esclude l'intervento dell'uso della forza. Che ne pensa?
«L'uso della forza non è mai auspicabile, anche se i veti sono un problema. Bisogna lavorare prima per raccogliere il consenso degli enti locali, fermo restando la garanzia della decisione finale e della sua attuazione».
Quale è il ruolo delle banche nelle grandi opere? Come renderlo più attivo?
«Le banche dovrebbero partecipare in modo più consistente al finanziamento delle infrastrutture. Per questo, le amministrazioni dovrebbero considerare questa opportunità di finanziamento delle opere già in fase di studio e progettazione, cioè verificare prima la potenziale partecipazione del credito al finanziamento e poi dovrebbero porsi il problema del parziale o totale finanziamento pubblico».
Le misure al momento allo studio per imprese e famiglie vi soddisfano?
«Vanno nella direzione giusta. Vorrei porre l'attenzione anche su un tema però trascurato. Si tratterebbe di dedicare una parte delle risorse destinate alle infrastrutture anche a opere locali di edilizia sociale. Non vanno poi dimenticate le ristrutturazioni urbane e le infrastrutture legate al territorio, come i parcheggi le metropolitane, le tangenziali».
E il Ponte sullo Stretto?
«È un'opera prioritaria e impegnativa, non è vero che è uno spreco di soldi come molti sostengono. La partecipazione dei privati è dominante e quella dello Stato limitata e prolungata nel tempo.

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20/11/2008










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