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Mancino attacca il Guardasigilli: «Il Csm deve restare unito»

Alfano difende la riforma costituzionale «Due carriere distinte per giudici e Pm»

Grande festa ieri a Palazzo dei Marescialli per i 50 anni dalla istituzione del Consiglio superiore della magistratura. Tra i presenti c'erano il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, il presidente della Camera Gianfranco Fini, quello del Senato Renato Schifani, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il ministro della Giustizia Angelino Alfano e il vicepresidente del Csm Nicola Mancino.


Centrale, nei discorsi che si sono susseguiti, è stata la proposta del ministro Alfano di riformare il Csm.
Nessuno ha voluto mettere in discussione la necessità di avviare il processo di riforma, ma ciò che preoccupa sono le proposte presentate dallo stesso ministro. Alfano infatti ha ribadito la volontà della maggioranza di istituire due Csm distinti. Uno per i giudici e l'altro per i pubblici ministeri.
Un secco «no» arriva da Mancino che ha posto l'accento sull'importanza di mantenere l'unicità di rappresentanza del Csm garantita dalla presidenza del Capo dello Stato. Ha poi sostenuto che «l'impianto strutturale del Csm è ancora valido per come fu concepito a garanzia dell'indipendenza e dell'autonomia dell'ordine giudiziario».
A difendere la linea del Guardasigilli ci ha pensato Niccolò Ghedini, consigliere giuridico di Berlusconi, intervenendo a margine della celebrazione: «Daremo vita a un Csm diviso tra giudicante e inquirente. Il Csm deve restare garante dell'indipendenza delle toghe ma deve evitare alcuni eccessi di auto-referenzialità».
Il presidente Napolitano infine ha invitato tutti a riflettere sulla storia non abbastanza conosciuta del Csm anche ai fini del confronto che ci sarà in Parlamento tra maggiornaza e opposizione.

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18/11/2008










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