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Roma non ne può più

Passato e futuro a Santa Maria Maggiore. Maestri di ieri e di oggi che per coincidenza si ritrovano a poche centinaia di metri di distanza l'uno dall'altro. Un corteo interminabile che per oltre quattro ore ha bloccato via Cavour e tutta Roma da una parte di piazza dell'Esquilino, dall'altra un'anziana signora che non sa più come tornare a casa.

Due mondi che si sfiorano senza riuscire a toccarsi. «Scusi signora sa dirmi dove prendere l'autobus? Sono andata a trovare un mio ex alunno e ora non riesco più a trovare l'autobus per tornare all'Eur». È la signora Carla, 84 anni, un ombrello che funge da bastone, occhiali spessi e caramelle Rossana nella tasca del cappotto grigio. «Tenga ne prenda una - insiste - sa ero maestra elementare e con i miei alunni avevo istituito la caramella del sabato. Chi era stato bravo durante la settimana e rispondeva alle domande del sabato davo sempre una di queste caramelle. Una volta un piccolo alunno non la ricevette perché non aveva studiato e si mise a piangere con la mamma, che per consolarlo, le promise che una volta usciti da scuola avrebbe comprato delle caramelle per lui. Il piccolo però guardandomi - ricorda l'ex maestra sorridendo - disse alla mamma di non volere le nuove caramelle ma che avrebbe studiato tutta la domenica e mi fece promettere di darle la Rossana il lunedì». Il racconto di altri tempi viene sovrastato da slogan, fischi e cori assordanti contro la riforma Gelimini e il ritorno del maestro unico. Sono migliaia le persone che sfilano in corteo dalla stazione Termini lungo via Cavour, verso piazza Venezia e piazza Navona. «Ma che c'è lo sciopero?», chiede l'ex maestra. Poi quando scopre che si tratta della manifestazione contro la riforma della scuola ha un sussulto. «Sono d'accordo che torni il maestro unico, così come era ai miei tempi».
Intanto via Merulana si è trasformata in un lungo interminabile cordone di auto che da San Giovanni e piazza Vittorio si dirige verso piazza Santa Maria Maggiore, per essere poi deviato su via Giolitti. Un imbuto infernale. I commercianti fuori dai negozi a disegnare il contrasto tra il caos sulla strada e la desolazione delle botteghe vuote. All'incrocio con largo Leopardi dei vigili bloccano la strada. Hanno il volto stanco ma rispondono con cortesia: «No. Gli autobus verso San Giovanni sono stati tutti deviati». Così la maestra in pensione ritorna verso Santa Maria Maggiore, tra macchine imbottigliate e motorini che fuggono sui marciapiedi.
Sulla piazza l'autobus 714, proprio quello che riporterà la signora Carla a casa. È prigioniero tra le auto e i pullman turistici. Le porte aperte e l'autista che presta attenzione se qualcuno decide di scendere. «Sono 40 minuti che non ci muoviamo da questo punto - dice - In sei ore e un quarto di lavoro ho fatto solo 4 corse, non è possibile che si diano permessi senza criterio per questi cortei. Se noi facciamo sciopero dobbiamo comunque garantire il servizio ai cittadini». L'anziana maestra chiede di poter salire. «Sì certo, ma guardi che qui siamo fermi», ricorda l'autista. «Non importa, almeno mi metto seduta», risponde la signora Carla che, dopo qualche secondo, tira fuori una caramella Rossana e la offre all'autista.
Il terribile imbuto di auto, bus, motorini si sblocca dopo quasi venti minuti, per riformarsi poi tre ore dopo, a metà pomeriggio, quando lo stesso corteo che ha paralizzato la città riprendeva la strada di casa. Via Cavour sempre chiusa al traffico, così come piazza venezia e via dei Fori Imperiali. Dall'altra parte non va meglio. Lungotevere, Corso Vittorio e tutta l'area intorno a piazza Navona resta paralizzata fino alle sei del pomeriggio, quando lentamente si torna alla normalità. Ancora tanti ragazzi a zonzo in direzione Termini. Bandiere al collo, zaini e foto scattate con i telefonini. Peccato però che in quelle tasche non ci sia una Rossana.

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15/11/2008










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