Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, non esita a parlare di intervento dello Stato ed è consapevole che questo non significa rinnegare l'economia di mercato e il liberismo, ma solo considerare tutte le strategie possibili in un momento di grande difficoltà. Lancia il messaggio al convegno di Capri dei giovani industriali dedicato all'energia.
E nel rilanciare il ruolo dello Stato, la Marcegaglia non nasconde una sintonia con D'Alema e si dice d'accordo quando l'esponente del Pd parla di «un momento epocale nella nostra economia» e che la crisi finanziaria «non significa la fine del capitalismo e del mercato». Condivisione tra i due anche sulla necessità di «tornare alla base, all'economia reale» dicendo «basta a un sistema finanziario costruito sulla droga monetaria, sul nulla e slegato dall'economia reale». E mette in guardia dai rischi di «troppi tagli agli investimenti pubblici che possono aggravare la recessione». Lancia un monito alle banche affinché «non facciano mancare il credito alle imprese». Insomma a non prendere la crisi finanziaria come un alibi per stringere i rubinetti dei prestiti. Altro strumento per superare la crisi economica e tutelare il potere d'acquisto dei salari è per la Marcegaglia, la riforma del sistema della contrattazione. «Voglio ancora credere che il brusco e inspiegabile cambio di atteggiamento della Cgil che abbiamo registrato mentre ci si avvicinava ad una ipotesi di soluzione, possa essere oggetto di un ripensamento».
A pochi giorni dalla ripresa della trattativa sulla riforma della contrattazione, il presidente della Confindustria, lancia l'ennesimo appello alla Cgil. La Marcegaglia prima di tutto replica alle accuse del segretario generale della Cgil, Epifani, che nei giorni scorsi, dati alla mano, aveva detto che la riforma dei contratti avrebbe portato a un calo degli stipendi. «L'unica strada possibile per far crescere i salari è quella di legare gli aumenti ad incrementi della produttività» attacca e avverte che «proporre altre strade, significa vendere illusioni pericolose». Il monito, dice, è rivolto «a chi cerca di confondere i lavoratori diffondendo cifre sbagliate e fantasiose. A chi racconta che la strada del conflitto senza regole è il modello da seguire». La Marcegaglia sottolinea che «la nuova proposta della Confindustria può far crescere le buste paga in modo concreto: 2.500 euro nei prossimi tre anni, quasi 80 euro in termini reali, cioè al netto dell'inflazione». A questo si aggiungerebbe la detassazione degli straordinari e dei premi aziendali che secondo l'impegno del governo diventerebbe strutturale. La Marcegaglia insiste che la preoccupazione principale è il potere d'acquisto dei salari e quindi «non possiamo accettare veti da parte di chi pensa di lasciare sempre le cose come stanno». Il presidente è cauto sulle conseguenze di un mancato accordo con la Cgil. Non parla né di strappi né di rotture ma dice: «Valuteremo insieme come sistema di Confindustria, ogni azione. Certo sarebbe grave toccare con mano che qualcuno antepone le logiche di potere all'interesse reale dei lavoratori».
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05/10/2008