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l'editoriale

La lezione di saggezza del Quirinale

Giorgio Napolitano ci sta regalando il piacere di un Presidente della Repubblica politico a tutto tondo, là dove i due termini, "presidente" e "politico" sono perfettamente bilanciati sotto il più alto profilo istituzionale.

E' una novità non da poco dopo il settennato tutto e troppo "tecnico" di Carlo Azeglio Ciampi e quello apparentemente "moralista", in realtà tutto sbilanciato verso il centrosinistra (come si vede ancora oggi), di Oscar Luigi Scalfaro.


Negli ultimi mesi, Napolitano ha letteralmente graffiato la scena politica -sempre stando dentro le righe del suo ruolo- prima avallando la costituzionalità del Lodo Alfano e ora, letteralmente, sconfessando la linea "movimentista" e barricadiera del Pd di Veltroni sulla scuola. Il suo discorso di lunedì è un piccolo gioiello di saggezza politico-istituzionale, ma anche -per usare il lessico veltroniano- un vero e proprio schiaffo in faccia al segretario del Pd. Napolitano ha parlato infatti davanti a 2.500 alunni e al ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini e con poche, secche parole, ha seccamente sconfessato e quasi irriso, la scelta di Veltroni di andare in piazza e sparare ad alzo zero, proprio sulla Gelmini. La sintesi presidenziale è racchiusa in sole nove parole: «Non sono sostenibili posizioni di pura difesa dell'esistente».


Ma questo è appunto quanto sostiene Veltroni con la sua "tre giorni di protesta sulla scuola" e con il suo istinto tardoleninista, che lo porta inesorabilmente a risolvere tutte le tensioni politiche dentro il suo stesso schieramento, con una oceanica manifestazione di piazza, ora convocata per il 25 ottobre.A fronte di un Veltroni che sa solo appellarsi alla piazza e che ora tenterà di reinventarsi un movimento degli studenti asfittico, magari occupando le scuole -inquietanti i genitori che fanno occupare le elementari dai loro bimbi- Napolitano ha dunque fatto ben di più che auspicare ritualmente un dialogo tra maggioranza e opposizione sul tema della scuola.

Da vecchio dirigente della ala riformista del Pci, il Presidente ha offerto anche una boccata d'ossigeno e una alta e autorevole sponda a tutti quanti nel Pd -non solo di provenienza Ppi- considerano sterile la posizione di Veltroni e tentano di avviare con la maggioranza un dialogo costruttivo su tutti i versanti, inclusa la giustizia e la Rai. Beninteso, Napolitano non ha fatto nessuno sconto al governo, e nel momento stesso in cui ha avallato lo sforzo della Gelmini per contenere le spese per la scuola, ha anche detto chiaro e forte che questo obiettivo di risparmio "non può prevalere su tutti gli altri, e va formulato punto per punto in un clima di dialogo". Ma il punto è che la Gelmini e il governo, hanno tutto da guadagnare da un percorso condiviso di riforme, Veltroni, invece dimostra di essere ancora impiccato per il suo Pd alla definizione del Pci di quel Enrico Berlinguer che un tempo l'ex sindaco di Roma ammetteva essere il suo mentore: "partito di lotta e di governo". Appunto, mai e poi mai: "partito di riforme".
 

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Carlo Panella

01/10/2008

  • 01/10/2008 21:22 Francesco Mangascià
    Napolitano è stato equilibratissimo: solo l'ignoranza di Antonio Di Pietro, può arrivare a definire il presidente un papista.
  • 01/10/2008 11:40 Massimo Testa
    Avevo avuto dei dubbi, al momento della sua elezione. Mi debbo ricredere e complimentare con lui per il comportamento impeccabile e corretto. Altro che la faziosita' di O L Scalfaro, di questo ha bisogno l'Italia, nmon di odio politico.
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