E se la godono.
Chi ha avuto modo di incontrare il leader del Pd nelle ultime ore lo descrive come «distrutto», completamente in balia degli eventi, senza sapere che pesci prendere. «È normale - spiega un deputato Democratico dietro promessa di anonimato - Walter non è in grado di gestire le sconfitte. Quando gli è capitato, in passato, ha sempre avuto una via d'uscita. Stavolta, invece, è rimasto al palo. E soffre».
In effetti, anche le sue recenti uscite si sono rivelate un boomerang. Su Alitalia ci ha pensato il premier Silvio Berlusconi o perlomeno quello che alcuni giornali raccontano abbia detto. Una battuta che verrebbe da definire «diabolica». «Su Epifani - sarebbe stata la versione offerta dal Cav ad alcuni interlocutori - è stato D'Alema a bloccare Veltroni».
Parole che hanno costretto il lìder Maximo ad un veloce intervento: «Vorrei consigliare a Berlusconi di avere rispetto per l'opposizione e di non seminare zizzania». Ma mentre D'Alema, pacatamente, suggeriva al premier il da farsi, il segretario del Pd era già partito per la tangente e da Frascati, dove partecipava al seminario organizzato dai senatori democratici, attaccava: «Berlusconi passa metà del suo tempo ad insultare l'opposizione fino ad oggi, quando arriva a dire tre bugie, tre balle per ingannare gli italiani di una strategia di contrapposizione frontare con chi la pensa in modo diverso da lui».
Dopo il putinismo, insomma, arrivano le «balle». Attacchi che avvicinano il leader del Pd più a Di Pietro che all'Udc. Tanto che Pier Ferdinando Casini lo critica: «Veltroni non può permettersi falli di reazione. Il senso della vicenda di Veltroni era quello di completare uno strappo. Scivolare nel dipietrismo è vantaggioso per Berlusconi, non per lui». Altro schiaffo.
Ma forse non un caso che dal leader dei centristi piovano critiche. In fondo lui, se proprio deve stringere alleanze nell'area democratica, preferisce farlo con Francesco Rutelli (i due erano insieme anche alla manifestazione organizzata da Liberal per i cristiani uccisi in India). Bastava partecipare alla tavola rotonda che, ieri, ha concluso il primo appuntamento ufficiale di «Persone e reti» (acronimo Per) l'associazione rutelliana naturale sviluppo dell'esperienza dei teodem.
Non una corrente, ripetono allo sfinimento i promotori, ma sicuramente un ponte verso l'Udc. Tanto che è bastato un ritardo di Casini per gettare nel panico i presenti. E c'è già chi pensa che dopo le europee, davanti ad una sconfitta del Pd, i rutelliani potrebbero prendere armi e bagagli per traslocare in un altra formazione con Pier e i suoi.
In ogni caso al convegno di «Per» c'era anche Veltroni. Il segretario, per la verità, è apparso un pesce fuor d'acqua e, alla fine, in molti in platea manifestavano sommessamente la propria delusione. Sarà forse perché, mentre il segretario del Pd discuteva di religione e laicità con i rutelliani in una sala del Palazzo della Minerva, Massimo D'Alema affrontava gli stessi temi davanti a tutt'altra platea. Con lui, all'incontro organizzato dall'Aspen Institute, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e il segretario di Stato Vaticano cardinale Tarcisio Bertone. E poi dicono che è Berlusconi a seminare zizzania.
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01/10/2008