Rassegna stampa
POLITICA INTERNI-ESTERI ECONOMIA SPORT SPETTACOLI PIZZI..cati channel VIAGGI HI TECH SHOPPING MULTIMEDIA SONDAGGI LAVORO

Il commento

A pagare questo salvataggio sarà l'anello più debole: la collettività

Incrociamo le dita. Per chi non ha un cugino in Alitalia o in Air One, quelle a venire sono ore che minacciano tempesta, dato che la già brutta privatizzazione della compagnia di bandiera rischia di peggiorare ancor di più. I sindacati appaiono divisi, incerti, dominati da rivendicazioni settoriali (quelle dei piloti, su tutte), e quindi è possibile che il salvataggio avvenga ancora una volta a scapito dell'anello più debole: il cittadino comune, che ogni anno paga le tasse e talora ha bisogno di viaggiare.

L'accordo prospettato dalla cordata di imprenditori italiani e dal governo prevede che il debito di Alitalia finisca sulle spalle della collettività, a cui viene accollato anche l'onere degli ammortizzatori sociali (varie migliaia di ex-dipendenti, spesso destinati a ricevere pensioni molto alte). Per giunta, Roberto Colaninno e i suoi alleati hanno accettato di farsi carico della nuova Alitalia in cambio di una serie di garanzie sulle rotte: in altri termini, il monopolio di ricchi collegamenti interni. L'operazione rischia insomma di configurarsi come l'acquisizione di una rendita, o poco più: in questo non troppo dissimile dalla «privatizzazione» della rete di Telecom o delle autostrade. Cosa di cui i consumatori non possono rallegrarsi.
Ma questo schema già penalizzante per contribuenti e consumatori può ancora peggiorare perché al tavolo delle tratttive chi più di altri potrebbe essere disposto a cedere è proprio il governo, dato che Silvio Berlusconi si è impegnato in prima persona nella vicenda e ora difficilmente può accettare la soluzione che sarebbe più favorevole agli interessi della gente comune: il fallimento dell'azienda. Essendosi espostoso direttamente, il governo sta ora cercando d'immaginare «aiuti» da offrire a imprenditori e sindacati affinché trovino un'intesa. Fortunatamente non è possibile ricorrere a sostegni finanziari e anche altre agevolazioni sono difficili da individuare, ma la fantasia degli uomini politici è fervida e sorprese non sono certo da escludere. Comunque vada a finire, al punto in cui siamo qualsiasi salvataggio dei lavoratori di Alitalia, insomma, sarà scaricato sull'intera economia del Paese, che - nei suoi diversi comparti e in ognuna delle venti regioni - vedrà un spreco di risorse tale che impedirà la creazione di un numero certo maggiore di posti di lavoro. Un'Italia con una tassazione più alta e la mancanza di concorrenza nei voli, infatti, sono un danno per la collettività ben più grave che l'eventuale chiusura di Alitalia. È comprensibile, però, che sindacati e politici si schierino con i 20 mila di Alitalia, e contro i diritti di tutti gli altri italiani. Nel gioco politico-mediatico, ad avere la meglio sono quasi sempre gli interessi concentrati: più visibili e più organizzati. Ma proprio questa solitudine del cittadino-consumatore spiega ampiamente le ragioni del disastro italiano, mentre l'inflazione (notizia di ieri) è giunta ormai al 4,1%.

Vai alla homepage

16/09/2008










Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro