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«Ora tutti in silenzio per salvare il posto»

Veronica Moro
Il silenzio dopo la tempesta. Non la quiete, soltanto l'assenza di voci in attesa del verdetto. Questo lo scenario che si presenta davanti al Ministero del Lavoro a Roma, in via Flavia, all'indomani delle dure proteste dei dipendenti Alitalia.


«Non ci siamo arresi» sottolinea Alberto Giusti, della Filt territoriale area vettori di Fiumicino, «la cessazione della protesta ha un preciso significato: è una presa di posizione etica. È il silenzio rispettoso e responsabile dell'attesa».
È la stasi della grande attesa sofferta, di chi incrocia le dita dietro la schiena e spera che, finalmente, nei progetti futuri dell'Alitalia ci sia il riconoscimento del capitale umano e della professionalità dei dipendenti.
Ed è così che bandiere e striscioni hanno lasciato le strade vuote, il popolo dei manifestanti ha abbassato la voce e ha abbandonato i marciapiedi per lanciare un messaggio importante, non meno di quello che gridava il giorno prima.
Solo le camionette della polizia e dei carabinieri rimangono a testimonianza della protesta. Militari annoiati passeggiano con il giubbetto antiproiettili, parlando tra loro. Un drappello di giornalisti, seduti a terra o appoggiati stancamente alle mura dei palazzi, sfoglia i taccuini, si guarda attorno a caccia di un movimento inaspettato da catturare. Accanto ai mezzi delle forze dell'ordine i camioncini della televisione: i tecnici aggiustano le parabole, puliscono gli obiettivi delle telecamere tra un sorso d'acqua e un morso a un panino. Silenzio. «Vogliamo dare alle parti il tempo di trovare una soluzione, un accordo che tenga conto dei lavoratori», dice Giusti «la paura non manca ma c'è dignità e determinazione per combattere contro un palese tentativo di cancellare i diritti dei dipendenti». La grande attesa convulsa di chi ha scelto la via dell'astensione dalla protesta per sottolineare il dramma.

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13/09/2008










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