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Il piano di salvataggio è per Alitalia «l'ultima possibilità, l'ultimo slot per il decollo della nostra compagnia di bandiera».
Alla vigilia dell'apertura della trattativa con i sindacati sul piano Alitalia, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi mette in chiaro che la situazione non concede al governo ampi margini di manovra. Non è un ultimatum ai sindacati ma il messaggio è chiaro: se questa volta qualcuno impedisce l'applicazione del piano di salvataggio il rischio è che salti tutto e il fallimento della compagnia sarà inevitabile. Ci sono, dice, «tutte le condizioni per una soluzione robusta dal punto di vista imprenditoriale e del progetto industriale» dice Sacconi sottolineando che gli esuberi «non saranno oltre i cinquemila e potrebbero essere anche meno».
Si apre in salita la trattativa. I sindacati oggi chiederanno al governo di fare un passo indietro nel percorso avviato per il salvataggio di Alitalia. Sosterranno l'esigenza di riaprire il dossier del Piano Fenice, chiuso prima di discuterne i contenuti con i rappresentanti dei lavoratori, e giudicato dalle sigle troppo debole per aprire la strada ad un percorso di rilancio che giustifichi l'alto prezzo da pagare in posti di lavoro. Solo di fronte ad una strategia industriale convincente, avvertono le sigle, ci sarà poi la disponibilità a parlare di esuberi e ammortizzatori sociali.
Aprire un confronto che non sia spalle al muro non sarà facile. È chiara la posizione del governo: la soluzione trovata è «l'unica scelta possibile», come alternativa «c'era solo il fallimento». Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lo ha sottolineato giovedì, dopo il decreto che ha ritoccato la procedura prefallimentare dell'amministrazione controllata spianando la strada al piano dell'advisor Intesa Sanpaolo: il commissario, nominato venerdì scorso, ha ora poteri adeguati per cedere in tempi stretti gli asset operativi di Alitalia ad una newco, che può contare sulla cordata di 16 investitori italiani destinata a crescere, e che creerà la «nuova Alitalia» integrando anche Air One. Il compito più difficile sarà poi quello di gestire quel che resta della «vecchia» compagnia: esuberi, debiti, asset da liquidare, azionisti e obbligazionisti da indennizzare.
Oggi il tavolo governo-sindacati verrà aperto, presso la sede del ministero del Lavoro di via Flavia, con una relazione del neocommissario straordinario di Alitalia Augusto Fantozzi.
Il confronto con le nove sigle sindacali sarà «a tutto campo» - ha preannunciato il ministero -, non solo sui temi del lavoro ma con tutti i ministri interessati ai diversi aspetti dell'operazione: l'azionista di controllo di Alitalia, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti; per i Trasporti, Altero Matteoli; per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola; e per il Lavoro, Maurizio Sacconi.
I sindacati sono «abbastanza delusi», dice il leader dei piloti, il presidente dell'Anpac Fabio Berti, «perchè - spiega - ci aspettavano un confronto preventivo per discutere le linee strategiche del piano». L'Anpac sarà al tavolo con «lo spirito di affrontare i temi industriali, e di non parlare di esuberi fino a quando non sarà di fronte ad un percorso che possa portare ad un risanamento effettivo». Al contrario «di fronte di un piano non condiviso, e che a nostro giudizio possa pregiudicare le prospettive di rilancio, le reazioni saranno durissime».
La UilTrasporti garantisce «uno spirito costruttivo». «Vogliamo conoscere il progetto, e speriamo che sia un piano coerente», dice il segretario nazionale Marco Veneziani. «E solo successivamente parleremo degli esuberi, che auspichiamo siano molto meno di quelli che si leggono da indiscrezioni». Andranno gestiti «insieme al sindacato, e va chiarito che nessuno deve restare a terra».
01/09/2008