Quando, come accadde in un liceo romano, l'insegnante di fisica propone di lasciar perdere la materia ed immergersi nello studio della lunga marcia del presidente Mao, c'è poco da sperare nella preparazione dei giovani.
A coloro, come Silvio Berlusconi, che ebbero la fortuna di studiare nella scuola media riformata da Bottai e nel liceo disegnato da Giovanni Gentile, tocca guidarli questi figliuoli, decisamente stigmatizzando e paternamente suggerendo.
Credo alla «tolleranza zero» specie verso la nostra parte, rifiutando la regola mafiosa di glissare, per non fare il gioco degli avversari.
Pochi giorni fa, il Guardasigilli Alfano, facendo davvero il gioco degli avversari, rilascia un'intervista al direttore de «il Giornale».
Sono due bravi figli, i quali, tuttavia, coniugando due sconoscenze profonde, ridicolizzano l'intuizione di Berlusconi, che intelligentemente accostò la riforma a Falcone.
«Il Tempo» del 23 scorso, inoltre, conferendo forza semantica al premier, pubblicò due pagine antologiche del pensiero di Falcone sui guai della giustizia.
Bastava che il ministro citasse quei brani.
Alfano, preso da cupio dissolvi o consigliato da un consulente col basto, si lancia nel vuoto di un libro mai letto, tant'è che lo attribuisce non all'autrice Marcelle Padovani, bensì a tal Marcello Padovani.
La gaffe è sesquipedale, ma il copyright a chi appartiene? Al ministro, al direttore, o a entrambi i ragazzi?
Certo, un giovane, quand'anche in carriera, andrebbe sempre accompagnato da un anziano.
A quando, in nome della conoscenza, la quota nonni?
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29/08/2008