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Per il Pdl il richiamo alla collaborazione è rivolto soprattutto all'opposizione

«Sì al dialogo ma Veltroni è debole»

Il Capo dello Stato è un punto fermo; quando parla della necessità di avviare un processo di riforme condivise, le sue parole sono sacrosante. Anche se l'opposizione si è rivelata fino ad ora più debole del previsto. E proprio per nascondere questa debolezza operativa, Walter Veltroni ha tirato fuori dal cilindro la cortina fumogena del dialogo impossibile.

Silvio Berlusconi non commenta ufficialmente le parole del presidente della Repubblica sull'urgenza di stringere sulle riforme istituzionali, ma fa sapere ai suoi di aver apprezzato il ragionamento fatto da Giorgio Napolitano, confermando nel contempo le perplessità sulla reale, attuale, possibilità del leader dl Pd di sedersi attorno ad un tavolo per avviare la discussione.
L'appello del presidente della Repubblica è sacrosanto, si ragiona in ambienti parlamentari della maggioranza interpretando il pensiero del premier, in primo luogo perché prova a ritessere il filo del dialogo. La sua è una linea coerente e lungimirante. È la linea dell'arbitro che freddamente analizza la situazione. Una situazione, si rileva, che vede il Pd come il convitato di pietra che non ha ancora le carte in regola per sedersi al tavolo. Da qui, il continuo atteggiamento litigioso del centrosinistra, la tendenza più allo scontro verbale che al dialogo.
Per questo motivo, l'appello del Colle, si ragiona ancora nel Pdl, sembra più rivolto a chi, al momento, ha le carte più in disordine di quelle del centrodestra. A chi, con i suoi atteggiamenti, avrebbe rallentato se non ostacolato una discussione bipartisan seria e approfondita sulle riforme.

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29/07/2008










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