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Veltroni

Nicola Imberti
n.imberti@iltempo.it
Lo scrittore statunitense Eric Hoffer scriveva che «non c'è solitudine più grande della solitudine di un fallito. Il fallito è un estraneo nella sua stessa casa». Forse è un po' troppo presto per dire se Walter Veltroni sia un fallito (la pesante sconfitta elettorale certo non aiuta), ma sicuramente il segretario del Pd è, oggi più che mai, un uomo solo.


L'immagine del padiglione 8 della Nuova Fiera di Roma addobbato a festa per ospitare l'Assemblea nazionale «del rilancio» e rimasto in gran parte vuoto, ne è l'esempio lampante. Dopo gli elettori anche i delegati hanno mollato il segretario. Nemmeno la lunga schiera di «nani e ballerine» voluta da Walter per rinnovare la classe dirigente del partito si è degnata di presentarsi.
«Impegni di lavoro» fa sapere il regista Ferzan Ozpetek. Ma che fine hanno fatto, solo per citarne alcuni, Massimo Ghini, Neri Marcorè, Michele Placido, Ennio Morricone, Paolo Fresu? Venerdì, a dar man forte a Walter nella marea di sedie vuote, Ettore Scola e l'allenatore Renzo Ulivieri.
Che dire poi dei big del Pd? Qualcuno, come Rosy Bindi, è intervenuta dal palco per rigirare il coltello nella piaga: «Forse sarebbe il caso di chiederci se non si siano affievoliti l'entusiasmo e la passione costituente nei mesi che sono passati. Se per caso in questo mesi si sia fiaccato l'entusiasmo».
Altri, come Massimo D'Alema e Francesco Rutelli, sono rimasti in silenzio. Un silenzio che pesa perché in molti lo interpretano già come l'atteggiamento di chi, avendo recuperato le redini del partito, ha poco da aggiungere. In effetti i due ex vicepremier hanno riguadagnato posizioni nella scala gerarchica del Pd. Il «lìder Maximo» con la Fondazione Italianieuropei e l'associazione Red sta dialogando con tutte le anime del partito che, seguendo il suo esempio, hanno cominciato a promuovere riviste e convegni per «arricchire il dibattito culturale» all'interno del Pd. Rutelli, invece, si è intestato la battaglia sulla collocazione europea dei Democratici.
A Veltroni resterebbero gli ex Popolari di Franco Marini che però, essendo persone pragmatiche, mal digeriscono le sconfitte elettorali. «La mia unica preoccupazione - ha spiegato l'ex presidente del Senato venerdì all'Assemblea - è di non perdere le prossime elezioni». Il tutto mentre i suoi, in platea, lamentavano il fatto che il segretario non avesse fatto menzione né della recente debacle siciliana, né del tracollo romano.
E proprio sulla Capitale il segretario rischia di perdere ancora consensi. Lo stanziamento immediato di 500 milioni varato dal governo ha di fatto trasferito anche in Parlamento la discussione sul dissesto finanziario del Campidoglio. Che tradotto vuol dire che, nelle prossime settimane, la politica italiana non discuterà d'altro.
L'ultimo schiaffo Veltroni lo incassa da Romano Prodi e dai suoi uomini. Arturo Parisi si è tirato fuori dalla direzione nazionale del Pd e ha accusato il segretario di mancanza di democraticità. Il Professore, scaricato da Walter in campagna elettorale, si è preso la sua rivincita. Nonostante le preghiere di Veltroni ha confermato le proprie dimissioni dalla presidenza del partito; pur avendone diritto non parteciperà alla direzione e, dulcis in fundo, ha raccolto una standing ovation (l'unica) durante la mesta Assemblea nazionale di venerdì. Un segnale che, se vuole, l'ex premier può ancora dire la sua nel partito. Sarà forse per questo che anche Silvio Berlusconi non vuole più parlare con Walter.

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22/06/2008










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