Considerata l'incidenza media del
fattore gasolio sui costi di produzione agricoli, a parità
di quantità acquistate, il danno in agricoltura derivante
dal caro-petrolio nei campi si può stimare in almeno 300
milioni di euro in un anno.
Senza sottovalutare i
segnali di allarme per le tensioni generate sui mercati,
con le forti ripercussioni nella vita delle imprese e dei
singoli cittadini, ritengo che la crisi debba essere
gestita con lungimiranza e con l'avvio di politiche
stabili.
Si debbono adottare quindi provvedimenti
nazionali di rapida applicazione, per contenere la dinamica
inflattiva che si genera automaticamente come conseguenza a
tali aumenti, ed altri di tipo strutturale e di più ampio
respiro strategico, dettati da una politica più accorta ai
criteri dell'efficienza energetica ed all'uso delle energie
alternative al petrolio, con particolare attenzione a
quelle rinnovabili.
Tra le azioni che Confagricoltura
ritiene necessarie attivare da subito c'è un'ulteriore
diminuzione dell'accisa. Intervento che dovrebbe riguardare
tutti i settori in cui si applica l'aliquota del 22% (per i
lavori sotto serra vige provvisoriamente il regime di
esenzione). Il suo abbattimento totale comunque, per dare
un termine di paragone, non coprirebbe nemmeno gli aumenti
dell'ultimo anno (+30%). Servono poi interventi finalizzati
ad evitare ulteriori aumenti bloccando, ad esempio,
l'effetto di trascinamento dell'IVA, che provoca
l'innalzamento del prezzo in relazione all'aumento di
quello industriale del gasolio. E strumenti di controllo e
monitoraggio del mercato, per favorire immediate (o
quantomeno altrettanto puntuali rispetto agli aumenti),
diminuzioni di prezzo, a fronte del calo di quello al
barile, tenendo conto del rapporto euro/dollaro.
Questo
prima che inizi, a partire da settembre/ottobre, la
stagione in cui per l'agricoltura è più elevato l'utilizzo
del gasolio (e dell'elettricità) in settori fortemente
specializzati come gli allevamenti, il florovivaismo,
l'essiccazione dei cereali.
Bisogna poi abbandonare
ogni indugio per favorire la crescita del ruolo complessivo
delle fonti rinnovabili, per permettere un effettivo
allineamento agli obiettivi del "triplo 20" di Bruxelles.
Ed anche implementare lo sviluppo della produzione di
biocarburanti.
Inoltre, è necessario percorrere in
maniera decisa la strada del risparmio energetico e
dell'utilizzo della biomassa di origine agro-forestale e
zootecnica nelle aziende agricole, sia per abbattere i
costi energetici aziendali, sia per vendere energia sul
libero mercato.
Penso alla "generazione distribuita",
cioè piccoli impianti di produzione di energia elettrica e
calore alimentati a biomasse. Le aziende agricole, oltre a
differenziare la propria attività, possono portare il
proprio contributo alla produzione di energia, diventando
delle vere e proprie centrali autonome di produzione di
energia rinnovabile, sostituendo in diverse filiere
produttive l'utilizzo degli input energetici da fonte
fossile.
*Presidente Confagricoltura
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17/06/2008