Sono
le 15.47 quando un «lancio» Ansa diffonde nelle redazioni
la notizia ricavata dal sito del Consiglio dei Ministri:
nell'ordine del giorno del Cdm di venerdì non c'è un
disegno di legge, che poi dovrà passare al vaglio del
Parlamento, ma un decreto. Un atto che accelera l'iter e
prevede la conversione in legge entro 60 giorni. A questo
punto si aprono le cataratte della politica e piovono
reazioni di fuoco. L'associazione Libertà e giustizia
annuncia la presentazione di un referendum abrogativo
dell'eventuale provvedimento. La minoranza parte lancia in
resta: «Non è certo materia da decreto, non vi vedo nessuna
urgenza...», afferma il ministro ombra Pd della Giustizia
Tenaglia. «Una scelta sciagurata e irriguardosa nei
confronti del Capo dello Stato», aggiunge il capogruppo
alla Camera dell'Idv Donadi. «Mi piacerebbe sapere qual è
il processo che deve essere bloccato...», ironizza caustico
Di Pietro. «Attenti ai presupposti di necessità e urgenza
su cui la Corte Costituzionale ha recentemente compiuto un
rigido controllo» bocciando diverse norme, avverte il
presidente della Consulta Onida. Il Quirinale precisa: a
Venezia Napolitano ha fatto esplicito riferimento a un
disegno di legge. E l'ex ministro della Giustizia Castelli,
alle domande dei cronisti non può che rispondere con
stupore: «È una novità assoluta».
Il «mistero» viene
chiarito da un comunicato governativo, che parla di «mero
errore materiale». Una «correzione» ribadita a Napoli da
Berlusconi. Il premier ha spiegato che l'autorizzazione
verrà da tre giudici solo per reati che prevedono una pena
di 10 anni e il termine massimo di controllo sarà di tre
mesi. E il Guardasigilli Alfano ha assicurato che la
corruzione non verrà esclusa. Placata l'inutile polemica
(ammesso che esistano polemiche utili) a molti è rimasto un
dubbio: quello di Palazzo Chigi è stato un «reato» colposo
o doloso?
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12/06/2008