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Sul sito del Governo

Intercettazioni,
l'inutile polemica scatenata dal refuso

Maurizio Gallo
m.gallo@iltempo.it
Galeotto fu il refuso. Un errore, così almeno assicurano a Palazzo Chigi, che ha trasformato il disegno di legge (ddl) in decreto legge (dl). E su questa svista è esplosa una polemica furibonda da parte dell'opposizione, costringendo perfino il Quirinale a confermare le dichiarazioni fatte sul nodo-intercettazioni da Napolitano l'altro ieri.


Sono le 15.47 quando un «lancio» Ansa diffonde nelle redazioni la notizia ricavata dal sito del Consiglio dei Ministri: nell'ordine del giorno del Cdm di venerdì non c'è un disegno di legge, che poi dovrà passare al vaglio del Parlamento, ma un decreto. Un atto che accelera l'iter e prevede la conversione in legge entro 60 giorni. A questo punto si aprono le cataratte della politica e piovono reazioni di fuoco. L'associazione Libertà e giustizia annuncia la presentazione di un referendum abrogativo dell'eventuale provvedimento. La minoranza parte lancia in resta: «Non è certo materia da decreto, non vi vedo nessuna urgenza...», afferma il ministro ombra Pd della Giustizia Tenaglia. «Una scelta sciagurata e irriguardosa nei confronti del Capo dello Stato», aggiunge il capogruppo alla Camera dell'Idv Donadi. «Mi piacerebbe sapere qual è il processo che deve essere bloccato...», ironizza caustico Di Pietro. «Attenti ai presupposti di necessità e urgenza su cui la Corte Costituzionale ha recentemente compiuto un rigido controllo» bocciando diverse norme, avverte il presidente della Consulta Onida. Il Quirinale precisa: a Venezia Napolitano ha fatto esplicito riferimento a un disegno di legge. E l'ex ministro della Giustizia Castelli, alle domande dei cronisti non può che rispondere con stupore: «È una novità assoluta».
Il «mistero» viene chiarito da un comunicato governativo, che parla di «mero errore materiale». Una «correzione» ribadita a Napoli da Berlusconi. Il premier ha spiegato che l'autorizzazione verrà da tre giudici solo per reati che prevedono una pena di 10 anni e il termine massimo di controllo sarà di tre mesi. E il Guardasigilli Alfano ha assicurato che la corruzione non verrà esclusa. Placata l'inutile polemica (ammesso che esistano polemiche utili) a molti è rimasto un dubbio: quello di Palazzo Chigi è stato un «reato» colposo o doloso?

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12/06/2008










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