• BENESSERE
  • CINEMA
  • INCONTRI
Dieta Club
Mooovie
trova l'anima gemella
Italia news
POLITICA INTERNI-ESTERI ECONOMIA SPORT SPETTACOLI PIZZI..cati channel VIAGGI HI TECH SHOPPING MULTIMEDIA SONDAGGI LAVORO

Disfatta Il sindacato riflette ancora sulla sconfitta elettorale di aprile e cerca di correre ai ripari

La Cgil fa autocritica: cambiamo i dirigenti

Elisa Di Salvatore
Il sindacato fa autocritica. La riflessione sulla sconfitta elettorale conduce a tre proposte di cambiamento: decentramento, nuove politiche e ricambio generazionale dei dirigenti. A riflettere, in questo caso, è la Cgil. L'eclatante risultato leghista, dovuto in gran parte agli iscritti Fiom (l'ala dura della Cgil) ha spinto numerosi dirigenti a riunirsi nella Sala delle Carte Geografiche a Roma per una disamina approfondita dell'esito elettorale del 13 e 14 aprile.

Grandi manovre alla vigilia della Conferenza d'Organizzazione che ridisegnerà i nuovi assetti di vertice.
Un acceso dibattito che fa dire a Solari, segretario nazionale Filt Cgil, che «la destra ha vinto perché culturalmente più immediata a dare risposte nel momento attuale, mentre il messaggio della sinistra è stato sempre duale». E Nicoletta Rocchi, segretaria Confederale, pur riconoscendo la difficoltà di costruire nuovi orizzonti, ha affermato che «il sindacato deve correre il rischio del cambiamento, perché sono maturi i tempi per scelte di discontinuità a partire da un progetto più avanzato di unitarietà con Cisl e Uil, passando per la riforma della contrattazione e il cambiamento degli stili organizzativi». Traduzione: disarticolare le ingessate categorie in grandi e nuovi aggregati del lavoro del pubblico impiego, dell'industria e dei servizi privati e attribuire maggiori spazi ai responsabili dei territori e di regioni. L'accento sul ricambio dei gruppi dirigenti che dia spazio a donne e giovani e alle future generazioni è stato il suo auspicio finale. «Un sindacato del futuro - dichiara Podda, segretario nazionale Funzione Pubblica - non può più muovere solo dal lavoro, oggi corporativo e frammentato. Le reti di protezione sociale, prima tutte interne al lavoro, non ci sono più. Sono all'esterno. Lì si trovano i giovani, i precari, le donne, i lavori, il welfare e per la loro rappresentazione il sindacato deve trovare un nuovo luogo, "la cittadinanza" e delineare nuove politiche, nuova confederalità e ricambio generazionale dei gruppi dirigenti». «A rischio è il superamento del sindacato - conclude - con cui già oggi la parte politica al governo non ha concertato, detassando per decreto gli straordinari».

Vai alla homepage

26/05/2008










Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro