Presidente, ma perché ha questa
certezza?
«Vede, in Italia esiste l'Anm. Quello è il
vero potere, il Csm è il braccio secolare dell'associazione
magistrati».
Addirittura?
«Certo, di più:
l'associazione magistrati è il più grande sindacato
politico sindacale. Dovremmo dire che è la più grande lobby
ma siamo buoni e diciamo sindacato».
Ma perché sostiene
che è il più grande sindacato?
«Allora, io sono
italiano, sardo e sassarese. Se andasse a Sassari e
interrogasse i vecchi della città su quanto è potente
Cossiga, questi glisserebbero. E alla fine le
domanderebbero: ma Cossiga può arrestare?».
E allora?
«E allora io non posso arrestare, l'Anm sì. È l'unica
associazione che può farlo».
Perché pensa che andranno
i magistrati stavolta non faranno la guerra a Berlusconi?
«No, è lui che andrà d'accordo con loro. Non il
contrario».
E da che cosa lo desume?
«Da quello che
ha detto il bravissimo e intelligente ministro della
Giustizia. Un democristiano figlio di democristiani.
Giovane e colto. Il quale ha detto chiaramente che non si
faranno riforme senza l'intesa con i magistrati. D'altro
canto basta leggersi il programma del Pdl per rendersi
conto che non si parla di separazione delle carriere e
neppure di distinzione. Per questo presenterò un disegno di
legge».
Quale sarà la proposta?
«La soppressione
del ministero della Giustizia. Ma non del ministro, solo
del ministero. Che, per rispetto alla Costituzione, resterà
in vita come dicastero senza portafoglio. Per il resto sarà
istituito un ufficio centrale della Giustizia presso la
presidenza del Consiglio, a cui saranno affidate le
competenza dell'ufficio grazie e dell'ufficio
legislazione».
E poi?
«Il Dap e le carceri al
ministero dell'Interno, dov'erano prima che il fascismo
fece lo scambio con l'ufficio culto. E poi il bilancio, gli
stipendi, gli immobili, il personale, tutto al Csm».
Be', sarebbe una rivoluzione.
«È così negli Usa. Mi
sono fatto mandare i documenti, li ho studiati».
Presidente, vuole sabotare il dialogo tra Berlusconi e
Veltroni?
«Quando la Costituente stava per decidere che
"la magistratura è sovrana" ci fu un uomo che si alzò in
piedi e protestò. Sa chi era».
No, dica pure.
«Palmiro Togliatti. Ogni tanto è meglio ricordarlo. E
poi, guardi, sono venuti da me due senatori di Berlusconi e
mi hanno detto: "Ma perché attacca il presidente dell'Anm,
Luca Palamara. Quello è uno dei nostri, è berlusconiano"».
Presidente, ma la politica può incidere sulla
magistratura?
«Le voglio raccontare un episodio. Quando
ero presidente della Repubblica, si svolse una riunione tra
i ministro e i procuratori generali europei. non ricordo
bene se accadde a Bruxelles o ad Amsterdam, ma poco
importa. Ebbene, i nostri furono avvicinati e gli fu detto
loro: "Il governo ha messo a punto un bellissimo programma
di gite per le mogli, potete accomodarvi anche voi".
D'altro canto il procuratore generale ha il potere di
ordinare l'azione penale? O di non ordinarla? O di
ritirarla? No. Non parliamo poi del ministro».
La
sicurezza e l'ordine pubblico sono il punto centrale
dell'azione di questo governo. Può governare Berlusconi se
i pm si mettono di traverso?
«Non mi parli di Maroni.
Altrimenti devo usare parole che le procurerebbero
sicuramnete una querela. Lui era molto vicino a
un'organizzazione di estrema sinistra. A differenza di
Curcio, Gallinari e me non ha mai rischiato la vita e il
culo. Non ha mai rischiato di essere ucciso. Per quanto mi
riguarda c'hanno provato, non le Br ma i Nar».
Anche
sulla questione dei rifiuti l'azione giudiziaria sarà
fondamentale.
«No, basterebbe fare quello che ho
consigliato a Bertolaso. Buttare la monnezza nel Vesuvio».
Dietro le proteste sono tornati personaggi che
sembravano dimenticati, come Oreste Scalzone...
«Non
tocchi Scalzone che è mio amico».
Ha visto il film «Il
Divo»?
«Essendo un ufficiale della Marina reggo molto
bene mare e nella mia vita ho vomitato solo due volte. La
prima quando a casa di Altissimo vidi i funerali di
Giovanni Falcone, grande amico di Mannino tanto da essere
ad un passo dal diventare senatore Dc. E vidi tutti quei
magistrati che gli avevano fatto la guerra. La seconda
volta fu quando ascoltai la requisitoria contro Andreotti
nell'omicidio Pecorelli».
E che c'entra con il film
premiato a Cannes?
«Non voglio vomitare una terza
volta».
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26/05/2008