Certo, difficile aspettarsi aperture da parte
del centrosinistra. L'opinione più diffusa, dai Verdi al
Pd, è sintetizzabile in una battuta di Ermete Realacci: «Un
sito per la prima centrale? Arcore sarebbe un posto
perfetto». Ma intanto i dati dicono che nel Paese cresce la
voglia di nucleare. E non solo tra gli addetti ai lavori.
L'Osservatorio Scienza e Società spiega che il numero degli
italiani che vedono con favore il ritorno all'energia
nucleare è aumentato sensibilmente, passando dal 22,1% del
2003 al 36,6% di fine 2007. Mentre i contrari sono sempre
più in calo: dal 56% scendono al 38,3%.
Insomma, gli
italiani stanno prendendo confidenza con il progetto
annunciato dal ministro dello Sviluppo economico Claudio
Scajola. Il sì arriva dalla maggioranza degli investitori,
scienziati e ricercatori. Anche i sindacati, con la Cisl di
Raffaele Bonanni in testa, sono pronti a partire.
Ma
sono i tempi e i costi i due nodi da sciogliere. Le
centrali nucleari efficienti in termini di sicurezza quelle
di quarta generazione. Vale a dire: se si presenta un
incidente la centrale si spegne. Per queste, e per affinare
la tecnologia che le rende funzionante, ci vorranno ancora
anni. Il «Generation IV International Forum», al quale
partecipa anche l'Italia, prevede un programma di rilancio
del nucleare che produrrà un prototipo di quarta
generazione entro il 2020.
Dunque non saranno tempi
brevissimi. Intanto l'Italia continuerà a utilizzare
energia nucleare per circa il 15% del fabbisogno nazionale,
come fa ormai da anni.
In pratica, per avere la stessa
percentuale di produzione interna servirebbero 4 o 5
centrali nucleari di terza generazione. Ma i risparmi
sarebbero notevoli: con il petrolio a cento dollari,
infatti, 1 megawatt prodotto da nucleare costa tra i 20 e i
25 euro, contro gli 80 del petrolio.
Nessuna certezza
sulla localizzazione: si sa che le zone a bassa sismicità,
costiere o in riva a grandi corsi d'acqua, per il
raffreddamento, vicine ad una rete elettrica. Oggi, tra le
aziende italiane, l'Enel è quella più impegnata sul campo
con il 12% di sviluppo su tutta la propria produzione
energetica. Dall'Unione europea non dovrebbe arrivare
nessun impedimento nella realizzazione del programma. Solo
due regole: massima sicurezza e corretta politica di
gestione delle scorie.
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24/05/2008