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L'Intervista Il presidente di Nomisma Energia: «Meglio investire sul carbone»

Tabarelli: «Si può fare ma è un rischio»

Fabio Perugia
f.perugia@iltempo.it
«Si può fare, ma rischiamo di fare un buco nell'acqua. E in ogni caso meglio punture sul carbone come stanno facendo molti dei grandi Paesi». Davide Tabarelli, esperto professore nel campo dell'energia nonché presidente di Nomisma Energia, certe cose le prende con le pinze.

Meglio andarci cauti «con le centrali nucleari, anche se sono di nuova generazione».
Professore ne fa una questione di sicurezza?
«Certo che no. Quelle di nuova generazione sono centrali sicure».
Si spieghi.
«In caso di incidenti si spengono. Il reattore si bloccherebbe al minimo pericolo. Un episodio come Chernobyl non ricapiterà. Il problema può essere dato dalle scorie, ma si sta studiando un metodo per utilizzarle nell'alimentazione della centrale stessa».
Appurato che sono sicure, dove le costruirle?
«L'Italia è un Paese grande, posti deserti dove costruire centrali ci sarebbero ma nessuno le vuole. Dunque le rispondo che in Italia non abbiamo spazio per le centrali».
Quindi non c'è modo per convincere gli italiani a produrre energia nucleare?
«Vede, fino a ieri l'altro si diceva la stessa identica cosa per le discariche. Poi con quest'ultimo intervento del governo le cose sono cambiate. Ma se per le discariche ci sono voluti quattordici anni di emergenza, la svolta nel campo dell'atomo arriverà solo quando assisteremo a 5 o 6 black-out come quello del 2003».
Ma l'Italia 21 anni fa un programma nucleare lo aveva.
«Mi faccia togliere un sassolino dalla scarpa».
Prego.
«Guardi che noi nel nucleare non eravamo mai entrati, perché il nucleare ha senso se si fa una filiera. Noi abbiamo fatto partire il programma con una sola centrale ed è stato un fallimento. Capisce perché questa proposta mi spaventa? Senza una filiera rischiamo di fare un bagno di sangue in termini di risorse finanziarie. E le dico un'altra cosa».
Cosa?
«Chi è entrato nel nucleare non riesce più a uscirne perché costa troppo farlo. Quando qualche anno fa Blair annunciò di smantellare le centrali capì che togliere tutto costava alla Gran Bretagna 100 miliardi di euro. Per questo dico all'Italia che ne è già uscita: attenzione a rientrare».
Quindi lei è per il nucleare o no?
«Io prediligo il carbone perché è il combustibile del termoelettrico. Inquina molto, ma ci sono soluzioni per diminuire le emissioni di Co2. È un progetto fattibile. Inoltre in tutto il mondo stanno facendo centrali a carbone, a iniziare dalla Germania e dalla Cina».
Le energie rinnovabili?
«Insistiamo anche su questo fronte. Ma noi abbiamo bisogno di troppa energia e il sole fornisce energia dispersa: a noi serve energia concentrata».
Intanto il ministro ha detto che il nucleare si farà. Cosa ci serve?
«Quattro condizioni: esperienza e tecnologia che abbiamo. I soldi che abbiamo. La volontà, e qui inizio ad avere dubbi. Infine bisogna essere un sistema-Paese: noi non lo siamo».
Professore quanto tempo ci vuole per costruire una centrale?
«Sono tempi molto lunghi. Se saremo bravi, ma molto bravi, possiamo farcela in 3 o 4 anni. Ma tenga presente che in Finlandia si prevedevano questi tempi, poi si è arrivati a 7 anni di lavoro per una centrale».

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23/05/2008










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