«E credo proprio — aggiunge — che le parole del vicepremier
spagnolo siano state una frase infelice che non corrisponde
affatto al pensiero del governo di Zapatero».
Madrid
poi ha minimizzato l'episodio, spiegando che quelle parole
si riferivano alle aggressioni di Napoli. Resta però
l'impressione di una ingerenza su un tema in questo momento
assai delicato per l'Italia.
«Certo, anche perché tutti
i governi europei stanno lavorando sul trattato di
Schengen. E comunque il tema dell'immigrazione clandestina
è al centro del dibattuto dell'Unione. Per quanto riguarda
l'Italia il fatto stesso che il nostro ministro degli
esteri, Franco Frattini, sia stato fino a poche settimane
fa commissario europeo è la massima garanzia del modo con
cui il governo italiano sta lavorando».
Possiamo
imparare qualcosa dalla Spagna per quel che riguarda il
contrasto all'immigrazione?
«Non vorrei fare polemica
ricordando che il governo di Madrid è molto più rigido
dell'Italia in questa materia. Cito solo due fatti: i
guardiacoste spagnoli non superano le acque territoriali
per aiutare le barche che tentano di raggiungere le coste
delle Canarie dalla Mauritania. Inoltre mi risulta che a
Ceuta e Melilla gli spagnoli abbiano realizzato una rete
alta 5 metri per impedire l'ingresso nel Paese da parte
degli immigrati clandestini. Quindi mi pare che il
contrasto spagnolo all'immigrazione sarebbe addirittura da
prendere a modello per quanto ci riguarda».
Su tutti i
giornali stranieri si parla del problema dei rom in Italia,
dalle nuove leggi alle retate contro i clandestini. Non è
una bella immagine che stiamo dando nel mondo.
«No, ma
non si può certo dare la colpa al governo degli assalti ai
campi di Napoli. L'esecutivo può essere chiamato in causa
per i provvedimenti ai quali sta lavorando e che non mi
sembra siano contestati. Quando chiediamo di avere le
impronte digitali di chi entra in Europa siamo in linea con
le richieste degli altri paesi della Ue. L'unica obiezione
riguarda la nomina dei commissari straordinari per i rom».
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17/05/2008