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Insediamento alla Giustizia

Alfano, notte in bianco per studiare i primi dossier

«Le vene possono tremare ma i polsi sono forti». È un uomo che ama le metafore Angelino Alfano. E al suo primo giorno da ministro della Giustizia ne ha dispensate parecchie al momento del passaggio di consegne con Luigi Scotti. Che Via Arenula non sia tra i dicasteri più semplici «me ne sono accorto subito dai tanti «in bocca al lupo che mi sono arrivati», raccontava ieri ai magistrati di vertice al ministero che lo hanno incontrato.


«Sono consapevole delle responsabilità. Intendo adoperarmi per una giustizia che ha bisogno di essere riformata e amministrata. Quindi sarò molto presente qui al ministero», preannuncia Alfano, secondo quanto riferito dai suoi interlocutori. Ai quali già ha chiesto relazioni sintetiche sulle emergenze giustizia, in vista di imminenti incontri con ciascun capo dipartimento. Per ora si è accontentato dei pro-memoria che l'attuale capo di gabinetto, Stefano Mogini, gli ha già fatto avere e che ha tenuto a leggere la notte, dopo una cena con amici. Tante le questioni aperte: dai costi delle intercettazioni, alle sofferenze per il blocco del turn over del personale amministrativo, fino alla lentezza dei processi e il sovraffollamento carcerario post-indulto. Di quest'ultima emergenza il capo dell'Amministrazione penitenziaria, Ettore Ferrara, ha già avuto modo di farne accenno ad Alfano alla cerimonia al Quirinale.

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10/05/2008










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