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Massimo ha capito che il partito nuovo non ha un'anima

Che la strana coppia Veltroni-D'Alema dovesse prima o poi scoppiare era pacifico. Soltanto nel loft non ci credevano o facevano gli scongiuri. Infatti, come da copione, i due hanno finito per guardarsi in cagnesco. Per ora. Più in là si conteranno e si contenderanno la leadership del Partito democratico, sempre che questo ircocervo politico sopravviva alle querelles che lo stanno lacerando.


Perché l'ex-ministro degli Esteri riunisce cinquanta parlamentari che rispondono a lui ed ammette l'esistenza delle correnti dal segretario del Pd sempre negate? Per il semplice fatto che il partito «nuovo», nato da una «fusione a freddo», non ha ancora (e difficilmente l'avrà) un'anima e si caratterizza per quel che sospettavamo: uno strumento di potere. Senza il potere è meno di niente.
È, nella migliore delle ipotesi, una suggestione che non ha trovato una forma, nonostante gli strombazzamenti mediatici e gli investimenti che su di esso hanno fatto i cosiddetti «poteri forti». Insomma, il Partito democratico è un'idea come un'altra alla quale politici di razza come D'Alema non possono credere fintantoché non ne prendono in mano le redini e ne fanno il traino delle loro ambizioni.
Tutto si può dire di D'Alema, tranne che non coltivi una concretezza estranea a Veltroni. Perciò si è domandato a che serve un Pd nelle condizioni in cui si trova, rispondendosi che la lunga marcia comincia dalla sconfitta e, dunque, dalla riorganizzazione delle truppe. Le sue, naturalmente. Chiedendo, per di più, di finirla con il «riformismo tecnocratico».
Del resto, gli altri nel loft non stanno a guardare. Stringono alleanze, immaginano strategie, si ricompongono secondo gli antichi schemi di appartenenza. E la «diversità» del Pd se ne va a ramengo. Inevitabilmente, dal momento che la coesione fortemente cercata negli ultimi mesi non ha dato gli esiti sperati, mentre è stato sperperato un patrimonio di risorse intellettuali e politiche poiché il soggetto politico in nulla assomiglia a quello delineato da analisti e politologi essendo prevalse logiche politiche d'antan.
Adesso si ricomincia con le componenti. E ci si ostina, da parte di ognuno, a rimettere insieme le diversità piuttosto che a produrre feconde contaminazioni. Non è così che s'innerva nel sistema dei partiti una forza che voleva essere innovativa e si scopre suo malgrado regressiva. D'Alema l'ha capito prima degli altri. La sua iniziativa avrà ampio seguito. Ed il loft assumerà sempre di più l'aspetto di una patetica balera politica dove non si danza più.

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09/05/2008










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