Dove invece alla fine è finito il democristiano
avellinese Gianfranco Rotondi.
Non solo, ma per la
Brambilla la formazione del governo contiene anche un
ulteriore schiaffo. Se lei è fuori, almeno dalla lista dei
minsitri, dentro invece c'è Mara Carfagna. Le due sono
all'opposto. La «roscia» appariscente, nordica,
imprenditrice, minigonna e reggicalze. La mora silenziosa,
vestiti castigati a dispetto del passato da Miss Cinema e
di showgirl, alla sua prima legislatura, la scorsa, è
andata in commissione Affari Costituzionali, quella più
difficile e ostica, quella che lavora di più. Poche
dichiarazioni a differenza della fluviale presidentessa dei
Circoli della Libertà. La bella Maria Rosaria, in arte
Mara, laureata in giurisprudenza con un passato da
nuotatrice e danzatrice, dovette difendersi dagli strali
femminili anche quando fu promossa, a sorpresa,
responsabile delle donne di Forza Italia. Lo strascico di
veleni che la nomina produsse provocò un vero e proprio
terremoto rosa a via dell'Umiltà: proprio la Brambilla, che
molti descrivevano come l'astro nascente di Forza Italia,
mal digerì il ridimensionamento e liquidò la «velina»,
dicono, con malcelata perfidia.
Negli ultimi giorni la
Brambilla era data nuovamente in ascesa dopo il
ridimensionamento nelle liste elettorali. Poi invece era
tra i pochi che era andata ad attendere il risultato del
voto a casa di Berlusconi. Ed era ancora ad Arcore quando
si svolse il primo incontro con l'analisi del voto post
elezioni con Umberto Bossi. E sempre lei era sull'aereo
privato del Cavaliere che lunedì ha riportato il premier
incaricato nella Capitale.
Non ci sarà in consiglio
dei ministri anche se ieri sera lo stesso Berlusconi ha
tenuto a far sapere che sarà viceminitro della Salute.
Andrà a lavorare con Maurizio Sacconi anche se il nuovo
presidente del Consiglio pensa già a spacchettamenti vari.
Possibile che in corso d'opera vari un aggiustamento, con
nuovi dicasteri. Fuori dalla squadra di governo è infatti
rimasto Lucio Stanca di cui pure nel corso della campagna
elettorale Berlusconi avva annunciato la nomina
all'Innovazione tecnologica. Ministero, quest'ultimo, che è
finito invece a Renato Brunetta.
Sul sito dei Circoli
compare un manifesto di Michela emblematico: «Lamentarsi
troppo è brutto segno. Per chi si lamenta, a volte. Quasi
sempre per il motivo delle lagnanze». In verità non si
riferisce alla formazione del governo ma al problema
giustizia. «Il "cancro" della giustizia - insiste il
commento - deve essere risolto. Non è lecito che un giorno
sì e l'altro pure ci si debba accorgere che per colpa
(preferite "responsabilità"?) di un magistrato
inefficiente, di un ufficio giudiziario inadeguato,
finiscano fuori dal carcere, liberi, per strada, come me e
come voi, delinquenti che hanno derubato, violentato,
terrorizzato dei cittadini. Basta!».
Fuori dal governo
anche un'altra donna, Adriana Poli Bortone, la quale ieri
emblematicamente se n'è andata a Bruxelles. E ora accusa:
«An è troppo romanocentrica, solo l'ufficio politico s'è
garantito. Mentre alla periferia non è stato lasciato
nulla. Amarezza? No, per ora no. Non so se andrò
all'assemblea nazionale di An domenica. lo so che potrebbe
essere l'ultima, quella storica visto che Fini si
dimetterà. lo so, ma devo riflettere. Certo, ho comprato il
biglietto aereo. Ma non so ancora se salirò su quel volo».
Nessun ministero anche per Carlo Giovanardi, che pure
veniva da mesi indicato per sicuro. Berlusconi ha fatto
sapere che lo nominerà sottosegretario alla presidenza del
consiglio con delega sulla droga, materia di cui l'ex
espoente dell'Udc se ne era occupato nello scorso governo
Berlusconi.
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08/05/2008