Solo la
destra è in grado di dare risposte alle grandi questioni in
campo, di raccogliere e vincere le sfide della
globalizzazione.
Perché la sinistra ha perso anche in
Inghilterra?
«Blair è stato un protagonista e un grande
leader e i laburisti hanno risentito della sua assenza.
Brown non ha avuto la forza per far superare al Labour le
sue difficoltà e portarlo alla vittoria».
Francia,
Germania, Italia e ora l'Inghilterra. Il vento soffia a
destra in tutta Europa, fatta eccezione per la Spagna. C'è
una spiegazione comune?
«Ormai i grandi leader europei
sono di centrodestra. Berlusconi, Sarkozy, Merkel hanno
avuto decisive affermazioni elettorali. E il Partito
popolare europeo e i suoi alleati sono all'avanguardia
dell'iniziativa politica. Il centrodestra è stato in grado
di affrontare i grandi temi del presente e del futuro, come
la sicurezza, l'ambiente, l'innovazione tecnologica, la
crescita economica, l'occupazione, l'immigrazione e le
infrastrutture. La sinistra, no».
Per quali motivi?
«La sinistra è ferma, appesantita da scelte non
moderne, fossilizzata su tematiche non in sintonia con le
esigenze dei cittadini. Oggi la gente chiede soluzioni
diverse da quelle che propongono loro, la società è
cambiata e non se ne sono accorti».
Ora, però, il
centrodestra ha la responsabilità di fornire queste
risposte. Ce la farà?
«Sono convinto di sì. Basta
vedere l'atteggiamento sul nucleare del Ppe. Blair era
l'unico che ne aveva parlato, mentre il resto della
sinistra era bloccata su posizioni pseudo-ambientaliste».
Saranno buoni i rapporti fra Palazzo Chigi e Ue?
«Lo sono sempre stati. Berlusconi ha una visione
dell'Europa positiva e non burocratica e del ruolo
dell'Italia attivo e non passivo. E credere nell'Europa
significa essere partecipi alle sue scelte. Berlusconi l'ha
fatto e lo farà. Prodi, invece, non ha avuto mai un ruolo
forte. E l'Europa non lo rimpiange».
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03/05/2008