Tra tante
domande insinuanti e legittime richieste di retroscena che
la stampa ci scaraventa addosso in queste ore avanza
discreto il bisogno di verità. E, se non fa notizia,
pazienza.
Roma non finisce nelle mani, più o meno
solide, di un sindaco qualunque, un campione di soliloqui e
mago di oratoria vecchio stampo, un manager rampante ed
«emergente» che sa tutto e poi scompare nello spazio di
qualche stagione, un prodotto commerciale al quale non si
può negare il diritto di deperire quando la copertina
sbiadisce. Certo, l'errore commesso dalla sinistra nella
scelta del candidato è evidente, ma il punto è che ci sono
città dove il sistema di potere è talmente consolidato da
permettere la vittoria di una parte sull'altra anche in
presenza di candidature sbagliate. Ecco, Roma in questi
quindici anni di giunte di centrosinistra non è diventata
una «città rossa», il sistema di potere costruito da
Rutelli, Veltroni e Bettini ha trovato un muro davanti, un
blocco culturale, un solco morale fatto di radicamento
territoriale, presenza nelle periferie, nelle categorie
sociali e produttive, tra i giovani, insomma, nella pancia
della città. In questa capacità di resistere alle polpette
avvelenate preparate per garantirsi una destra inciucista e
senza midollo, c'è il motivo della vittoria. Se la logica
del compromesso, le chimere del potere e del denaro
avessero infilato la destra romana nell'imbuto dei comitati
d'affari e l'avessero spiantata dal tessuto sociale, oggi
probabilmente non ci sarebbe stata speranza, il vecchio e
bollito Rutelli avrebbe prevalso ancora.
Ha invece
vinto la generazione autentica, una sintesi di forze
schiette, caparbie e di media intelligenza, istintive ma
capaci di fare strategia e di sfidare il modello
organizzativo del leggendario Partito comunista, mettendolo
in crisi almeno tre volte: alle provinciali del 1998, alle
regionali del 2000 e alle comunali del 2006. No, non è una
bestemmia, perché il successo di oggi viene da lì, nessuno
può pensare che sia stato costruito in 30 giorni di
campagna elettorale, né che sia figlio di un meteorite
improvvisamente caduto dal cielo. Ecco, la generazione
autentica ha costruito la sua vittoria da Corviale,
Laurentino 38, Villa Gordiani, Ponte Mammolo, San Basilio,
Spinaceto, Esquilino, Tor Marancia, Garbatella, nelle case
famiglia e nelle comunità di recupero, nelle strade dove
c'è disagio e voglia di verità. La destra ha vinto perché è
entrata nell'anima di Roma. Nessun guru e tanta umiltà.
*Deputato del Popolo
della Libertà
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01/05/2008