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Visto da destra

Fabio Rampelli*

Qualcuno forse in questi giorni lo ha pensato: ebbene no, non abbiamo vinto per sbaglio, non siamo stati creati da un guru dei media. Questo è quello che occorre capire di noi, per chi è interessato a fare un'analisi più originale sul risultato di Roma.

Tra tante domande insinuanti e legittime richieste di retroscena che la stampa ci scaraventa addosso in queste ore avanza discreto il bisogno di verità. E, se non fa notizia, pazienza.
Roma non finisce nelle mani, più o meno solide, di un sindaco qualunque, un campione di soliloqui e mago di oratoria vecchio stampo, un manager rampante ed «emergente» che sa tutto e poi scompare nello spazio di qualche stagione, un prodotto commerciale al quale non si può negare il diritto di deperire quando la copertina sbiadisce. Certo, l'errore commesso dalla sinistra nella scelta del candidato è evidente, ma il punto è che ci sono città dove il sistema di potere è talmente consolidato da permettere la vittoria di una parte sull'altra anche in presenza di candidature sbagliate. Ecco, Roma in questi quindici anni di giunte di centrosinistra non è diventata una «città rossa», il sistema di potere costruito da Rutelli, Veltroni e Bettini ha trovato un muro davanti, un blocco culturale, un solco morale fatto di radicamento territoriale, presenza nelle periferie, nelle categorie sociali e produttive, tra i giovani, insomma, nella pancia della città. In questa capacità di resistere alle polpette avvelenate preparate per garantirsi una destra inciucista e senza midollo, c'è il motivo della vittoria. Se la logica del compromesso, le chimere del potere e del denaro avessero infilato la destra romana nell'imbuto dei comitati d'affari e l'avessero spiantata dal tessuto sociale, oggi probabilmente non ci sarebbe stata speranza, il vecchio e bollito Rutelli avrebbe prevalso ancora.
Ha invece vinto la generazione autentica, una sintesi di forze schiette, caparbie e di media intelligenza, istintive ma capaci di fare strategia e di sfidare il modello organizzativo del leggendario Partito comunista, mettendolo in crisi almeno tre volte: alle provinciali del 1998, alle regionali del 2000 e alle comunali del 2006. No, non è una bestemmia, perché il successo di oggi viene da lì, nessuno può pensare che sia stato costruito in 30 giorni di campagna elettorale, né che sia figlio di un meteorite improvvisamente caduto dal cielo. Ecco, la generazione autentica ha costruito la sua vittoria da Corviale, Laurentino 38, Villa Gordiani, Ponte Mammolo, San Basilio, Spinaceto, Esquilino, Tor Marancia, Garbatella, nelle case famiglia e nelle comunità di recupero, nelle strade dove c'è disagio e voglia di verità. La destra ha vinto perché è entrata nell'anima di Roma. Nessun guru e tanta umiltà.
*Deputato del Popolo
della Libertà

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01/05/2008










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